Inattesi risvolti nella vicenda relativa ai nuovi vertici della Fondazione Biennale di Venezia.
Il manager veneziano Davide Croff, ex amministratore delegato della Bnl, non piace alla Commissione Cultura del Senato. Inadatto all’incarico, perfettamente allineato con “l’idea aziendalistica e mercantile della destra”, “un soggetto con titoli validi ma senza alcun riferimento con gli enti culturali”, così commentano a caldo i due senatori Ds, Maria Chiara Acciarini e Fulvio Tessitore. Aggiungendo: “ ci auguriamo che l’evento segni la marcia indietro del governo sugli interventi a proposito della Biennale e degli altri enti culturali del Paese”. L’opposizione accusa Urbani e la maggioranza di non essere realmente interessati a una politica di rilancio culturale della fondazione, e di aver intrapreso un “percorso di riforma improvvisato che, nei fatti, ha innescato un processo strisciante di colonizzazione della Biennale” (Andrea Colasio, deputato della Margherita). Di fatto però è anche la maggioranza a uscire spaccata da questa storia, il voto di dissenso parla chiaro.
Il ministro della cultura Urbani, il 15 gennaio scorso, aveva avviato la consueta procedura di nomina della presidenza, proponendo Croff al vertice del nuovo consiglio. Si attendevano dunque i pareri delle commissioni cultura di Camera e Senato, ma quasi nessun dubbio c’era sull’esito dell’iter parlamentare. Giunge ora questa aspra bocciatura: il fatto, pur non essendo vincolante rispetto alla decisione del ministro, costituisce un grave segnale di delegittimazione del presidente designato. Si attendono ulteriori sviluppi e reazioni, ma gli evidenti malumori e l’ennesimo sentore di crisi non costituiscono certo il migliore degli incipit per questa nuova Biennale. (helga marsala)
[exibart]
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