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Bologna/In città. A Palazzo Re Enzo c’è Fruit, ovvero editoria, grafica e illustrazione indipendente. Decisamente da non sottovalutare tra le proposte “off”

di - 31 Gennaio 2016
La quarta edizione del piccolo festival di editoria grafica ed illustrazione, si sposta durante il fine settimana dell’arte bolognese. A palazzo re Enzo, Fruit sembra trovare la sua dimensione perfetta nella location suggestiva di piazza Maggiore che ad ottobre ospita alcune serate del Robot e in cui hanno sede varie associazioni, occupandosi di attività culturali più in generale.
L’atmosfera è decisamente pop: senza ombra di dubbio all’editoria indipendente delle fanzine e degli stampatori a caratteri mobili non manca autoironia, oltre che quel pizzico di satira che non guasta mai. Il pubblico molto variegato -di questa edizione in particolare- conferma che il tema sia davvero trasversal-popolare, tra studenti che spendono tutta la paghetta in quaderni di tessuto o dizionari di parole inesistenti (il Calidrino), mariti che chiedono incuriositi informazioni di legatoria sartoriale, signore di mezz’età con le amiche che con un brivido di imbarazzo acquistano quelle serigrafie un “pop-porno” che “massì, che vuoi che sia, un disegno simpatico!”.
Insomma, questa nicchia della carta, pur rimanendo in effetti quasi tale, non è così in crisi come Internet ci vuol far credere. Tra alcune storiche produzioni come la milanese Bolo Paper, ovviamente presente, Canicola o Dadum, si lancia anche qualche new entry, tra cui citiamo Polpettas, un nuovo magazine cartaceo in tre lingue di italiani a Madrid, che prende forma dopo la piacevole esperienza online e a cui si augura di non diventare una delle, ahimè sempre più comuni, comete dei periodici. E poi anche La Bella Scheggia, che coniuga musica, editoria e arte, Duo, piccoli libri in edizione limitatissima, L’Artiere, specializzata in stampa fotografica di alta qualità, e tante altre, per un totale di circa 80 espositori.
Non stupisce che in città ci fosse bisogno di un po’di colore in più, che distogliesse dall’attenzione esclusiva alla fiera che, seppur di vitale importanza per la città, rimane per i romagnoli una “scatolona” per addetti ai lavori, dove il rischio del non essere per natura una mostra, sfocia in un alone di incomprensibilità, che la rende una meta non così godibile per una passeggiata culturale. Almeno non come Fruit a quanto pare.
Se anche a Bologna, come già da un po’a Torino, la tendenza è di condensare grosse manifestazioni artistiche nella stessa settimana, chissà se tra qualche anno ci troveremo a ballare al Robot con ancora in mano i biglietti di ArteFiera e una shopper serigrafata sul momento. Se musica, design e illustrazione riuscissero a convergere nell’avvicinamento di un pubblico vasto al mondo dell’arte, queste sono senz’altro due città che stanno dando il buon esempio e per l’Italia sarebbe un fantastico format culturale.
Attenzione però al pop, perché dietro l’angolo si nasconde sempre in agguato il fai da te, il fatto in casa, che dir si voglia. Anche qui a Fruit alcune produzioni sono talmente di alta qualità da farsi beffa di chi cuce a mano agendine in pezzi unici dal gusto ancora un po’troppo casalingo.
Merita sicuramente un giro, visti anche i soli 5 euro d’ingresso, il prezzo giusto a non scoraggiare la visita ma tarato per non diventare un ricettacolo di chi non sa dove girovagare. E perché no, merita di certo anche qualche acquisto se si vuole approfittare dell’ultima giornata disponibile (fino alle 20) e farsi strada tra la nebbia della pianura. (Elisabetta Donati De Conti)

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