Bologna/In città. Al Mast le fabbriche e gli operai di Jakob Tuggener. In una mostra raffinatissima
Negli spazi di Villa Farsetti, a Santa Maria di Sala, vanno in mostra le opere di più di 190 artisti,…
Oltre cinquanta opere, da De Chirico a Warhol, da Baselitz a Botero: l’Art Forum Würth Capena celebra il suo ventesimo…
Dopo le polemiche sull’ipotesi di un nuovo edificio alla Galleria Borghese, il museo di Roma chiarisce la situazione: nessun progetto…
Nel centro storico della Capitale, l'hotel Six Senses amplia il proprio percorso culturale con due opere dalla serie Titano Mio…
Dal capolavoro in cera "Enfant juif" alle geometrie di "Homage to the Square": a Milano, a Palazzo Crivelli, una vendita…
Alla Street Levels Gallery di Firenze, circa 50 opere raccontano l’evoluzione della ricerca di Marco Rèa: in mostra 20 anni…
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TERZO REPORT di Luca Rossi
#ArteFiera 2016
Oggi entriamo nel vivo. E’ impressionante come in fiera le cose migliori (perchè si può quasi oggettivamente dire cosa sia migliore) sono opere fatte da artisti ultrasettantenni o deceduti. E non consoliamoci con Miart o Artissima, perchè quelli giovani più cool propongono una forma di artigianato del moderno o si impegnano nell’elaborazione del mercatino dell’antiquariato. Le due cose migliori, unici stand che nel complessivo si salvano (tolte alcune opere qua e là) sono la Galleria Biasutti con una stand monografico su Giorgio Griffa e la Galleria Milano con tante piccole opere di qualità (anche qui artisti ottantenni e deceduti). Le tele di Griffa offrono l’unica boccata d’aria in fiera: leggere, intelligenti, poco pretenziose, fresche, originali. La scelta monografica fa sì che le opere permangano in testa. Ma il problema non è rappresentato dai galleristi e tanto meno dal pubblico e dai suo gusti. Il problema è un sistema critico e divulgativo TOTALMENTE ASSENTE prima e dopo eventi come questi. Ossia un sistema che è in grado di promuovere e valorizzare l’arte, e contribuire a indicare, argomentare, riconoscere e condividere il valore dell’arte. Arte come materia che presiede ad ogni altra disciplina, perchè “allenamento per la vista” che presiede a TUTTO. Quindi questa situazione è molto grave, perchè le persone girano cieche e fanno danni su danni, per poi rendersene conto troppo tardi. Sono ciechi che credono di vedere, molto peggio dei ciechi reali. Un cieco reale esce di casa, e fa subito un solo un errore e va sotto ad un’auto. Un cieco che invece pensa di vedere fa tanti errori, che creano una condizione tragica per sè e per gli altri. Servono divulgatori, ma soprattutto scuole che formino tali divulgatori, tali critici militanti. Parallelamente servono scuole che formino artisti rilevanti che sappiano lavorare in relazione al proprio tempo. Il problema italiano, e non solo, è essenzialmente formativo (NON EDUCATIVO), come la creazione di uno “spazio di opportunità” dove ricercare, indicare, condividere e riconoscere il valore dell’arte. Oggi vi invito ad una selezione di progetti presentati dal blog Whitehouse tra il 2009 e il 2016. Una nuovanonnuova idea di mostra e di artista, e quindi di museo (il museo è sempre dove sei):