Ma che sapore di
made in Italics curatoriale in questo numero di gennaio/2009 del magazine d’arte tedesco
Kunst Zeitung! Che dopo aver dedicato la copertina a Carolyn Christov-Bakargiev, volti un paio di pagine e ci trovi foto e intervista con
Francesco Bonami, il futuro direttore della
Whitney-Biennale del 2010, colui che intanto quest’anno curerà la mostra inaugurale del nuovo spazio espositivo veneziano di Punta della Dogana. La crisi economica, il futuro, l’America e Obama, sono domande così, tanto per scaldare i muscoli, ma poi vengono quelle sulla situazione italiana… e allora, apriti cielo! Intanto lui risponde che l’arte contemporanea non perderà d’interesse, almeno per i contenuti e gli artisti. Certo è che con meno mezzi si potrà fare meno. L’America, che sviluppa tutto con fondi privati, risentirà di più di questa crisi economica. Obama visita le mostre? Sembra di no, ma è certo che nel suo staff ci sono persone molto interessate. C’è dell’altro, ma veniamo al sodo: come giudica la scena dell’arte contemporanea in Italia e specialmente a Roma? Risposta secca: “
Als katastrophal” (sic!), catastrofica! Ma stanno per arrivare Macro e Maxxi, dove sono i problemi? “
Fondamentalismo Politico!”. Forse Berlusconi è un freno? Bonami non lo nomina mai. “
La situazione si può paragonare a quella islamica, dove il fondamentalismo impedisce lo sviluppo di quei paesi. La politica italiana è una religione piuttosto brutale”. Riguardo all’arte: “
Torino è messa meglio di tutti. Milano, metropoli sofisticata e molto civile, per colpa della politica fa pena”. Basta così? No di certo, ecco il kappaò. Cosa vedremo a Venezia nel padiglione italiano? “
Lei vuol dire il padiglione del Ministero della Cultura? Quest’anno sarà estremamente penoso (extrem peinlich)”. Un concetto che ha uno strascico in coda all’intervista: “
Però sono ottimista. L’Italia è anche una cornucopia delle possibilità…”. Sembrerebbe un finale speranzoso, ma non ci contate. “
Un ministro della cultura fascinoso può facilmente diventare un eroe o un mito. Ma noi viviamo a Burlesconia (Burlesqueonia)”. Fine dell’intervista. (
franco veremondi)
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Bonami ha ragione. Il sistema italiano è precario questo non spinge gli operatori a dare il meglio. Allo stesso tempo ci si affida ai soliti furbetti del quartierino artistico: zero-garutti-dipietrantonio-ratti che vendono illusioni in un lazzaretto.
marta
Avrà anche ragione, ma c'è qualcuno forse nel sistema più di lui?!!
ma come bonami cura grandi mostre in italia e poi ci dice che l'arte in italia fa schifo.....a roma si dice che ha il cervello impicciato
vedremo...vedremo...di chi la colpa? chi manovra...
chi semina vento...ancora qualche anno e poi..
i fondi e le bufale ...