Diffamazione a mezzo stampa. Anno 1993. La sentenza? Solo oggi, nel 2005, con gli interessi che quasi superano l’indennizzo -i vecchi cento milioni di lire- richiesto all’epoca. No, non è l’ennesima storia di ordinaria lentezza giudiziaria. O meglio, lo è, ma ha dei protagonisti particolari.
Era il 1993 e Vittorio Sgarbi, sulle colonne de Il Giornale si produsse in una stroncatura a priori -la mostra, infatti, non era ancora iniziata- della Biennale di Venezia curata da Achille Bonito Oliva . Le ingiurie furono così pesanti da indurre il giorno seguente l’allora direttore del quotidiano milanese, Paolo Liguori, a pubblicare formali scuse. Le ire giudiziare dell’Achille furono dunque tutte per Vittorio Sgarbi. E dopo anni di carta bollata, come anticipa in un ampio articolo Dagospia, in questi giorni ecco la sentenza. Tutta a favore di ABO: tra spese di risarcimento (51mila euro), interessi (16mila euro) e costi per la pubblicazione della sentenza su Corriere della Sera e su Il Giornale, il Vittorio nazionale -entro trenta giorni- dovrà sborsare la bella cifra di 100mila euro.
[exibart]
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caro pesce...
forse per stroncare una mostra bisogna almeno vederla, e per prendere posizione su una contesa bisogna almeno saper leggere...
che bello e sgarbi pagaaaa!
avendo subito una denuncia assieme a dei cari amici) per un papiro di luarea (qui in veneto è molto sentito) mi rendo conto di quanto sia stupiudo ricorrere ad un giudice e quante rogne si vada in contro. abo sarebbe stato molto più signore a lasciar parlare sgarbi e rispondere coi fatti. ma a questo punto speriamo solo sti soldi (di cui penso non abbia bisogno) li spenda x regalare qualcosa di contemporaneo a qualche sgarruppati museo italiano...
Non c'é proprio giustizia in questo mondo infame, neanche la libertà di stroncare una mostra....
Caro! tentare di dire la verità!
vittorio anche a me deve un po di soldi.
deovrebbe pagarci tutti per le sue collaborazioni con i truffatori e contraffattori di opere d'arte!
Se è necessario pagare per dire quello che si pensa, meno male che c'è qualcuno che può permettersi di farlo.