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Caravaggio fu ucciso dallo stafilococco. Uno studio medico rivela la vera causa di morte

di - 20 Settembre 2018
Strano destino, quello di Caravaggio. Apprezzatissimo e copiatissimo quando ancora era in vita, dopo la morte fu rapidamente dimenticato, anche per lo sviluppo di altri stili non proprio affini a quei piedi sporchi in primo piano, come il neoclassicismo. La riscoperta è avvenuta solo a metà del XX secolo, soprattutto per le appassionate ricerche di studiosi altrettanto storici come Roberto Longhi e, oggi, Michelangelo Merisi è una superstar dell’arte mainstream, non solo per le sue opere oggettivamente monumentali ma anche per quell’alone di mistero che ammanta la sua fascinosa figura.
Più antieroe rispetto ad altri epigoni del passato e diventati oggi blockbuster – Vincent Van Gogh, per dirne uno a caso – la sua vita errabonda, trascorsa con disinvoltura tra sordide taverne di Roma e Napoli e altolocate committenze religiose, è ancora in larga parte oscura ma forse qualcosa di nuovo è stato scoperto.
Come morì Michelangelo Merisi? Non fu sifilide, nemmeno malaria, febbre o sicari ma un batterio, lo stafilococco aureo. È quanto rivelato, a quattro secoli di distanza, da un gruppo di sette scienziati francesi e italiani dell’Istituto ospedaliero universitario dell’IHU-Méditerranée Infection di Marsiglia. Lo studio è stato pubblicato nell’ultimo numero dalla rivista Lancet Infectious e dimostra che il grande artista morì a causa di un’infezione contratta a seguito di una ferita rimediata durante un combattimento. Il team che ha condotto la ricerca ha esaminato molari, canini e incisivi riesumati dai resti di Caravaggio, identificati solo nel 2010 a Porto Ercole, dove fu seppellito. Ebbene i risultati delle analisi, condotte con le tecniche più avanzate della polizia scientifica, hanno dimostrato l’assenza di segni di sifilide, malaria o brucellosi. Con ogni probabilità fu una setticemia sorta a seguito di un colpo di spada a causarne il decesso e questo non fa altro che aumentare il fascino da eroe bello e dannato.
Comunque non si tratta solo di feticismo o di morbosa curiosità, «Perché l’osservazione di ciò che è accaduto in passato può aiutarci a capire anche ciò che sta succedendo oggi, in luoghi come il Madagascar», ha commentato a El Pais Michel Drancourt, professore di microbiologia medica e tra gli autori dello studio, riferendosi agli episodi di peste recentemente diffusi nell’isola africana.

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