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Castelseprio, l’epopea dei Longobardi rivive nel nuovo Antiquarium

di - 2 Maggio 2009
Una storia antichissima, che affonda le sue radici nel X secolo avanti Cristo per protrarsi fino alle soglie dell’età moderna. In un alternarsi di periodi di floridezza, di guerre e di distruzioni, sino a quella finale ad opera dei Visconti nel 1287 e l’abbandono definitivo, da parte dei pochi religiosi rimasti, nel Cinquecento. Una storia, quella di Castelseprio, che si può ora rileggere grazie all’allestimento nell’Antiquarium ricavato del restaurato piccolo convento francescano di San Giovanni, dei reperti riemersi dagli scavi che per anni hanno interessato tutta la vasta zona. Alla cerimonia di apertura erano presenti, tra gli altri, il soprintendente per i beni archeologici della Lombardia, Umberto Spigo e la direttrice del parco Angela Surace. L’evento rappresenta un altro passo lungo il percorso della candidatura della cittadina del varesotto a sito Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco insieme ad altre località appartenenti alla rete Italia Langobardorum, luoghi-simbolo dell’Italia dominata dai Longobardi. E di storia da raccontare, in effetti, ce n’è parecchia. L’abitato sorse infatti agli inizi del IV secolo sullo sfondo delle invasioni barbariche: era infatti l’avamposto militare posto lungo la via Como-Novaria a difesa dei confini al di qua delle Alpi. Le mura furono completate da Teodorico lungo tutto il pianoalto fino alla sottostante Torba, la cui torre è ancora oggi visibile e conserva une splendida serie di affreschi. Ma fu con i Longobardi, tra metà del VI e fine dell’VIII secolo, che il sito, e il castrum che vi sorgeva, divennero il centro di un territorio, il Seprio, così importante da essere elevato al rango di contea da Carlo Magno. E tale rimase fino alla notte tra il 27 e il 28 marzo 1287, quando a conclusione della lotta per la conquista della Signoria di Milano tra i Torriani e i Visconti, i primi (che lì si erano rifugiati) vennero sconfitti e la città rasa al suolo. Dagli anni Quaranta ad oggi il sito ha restituito innumerevoli reperti e gli importantissimi affreschi di S.Maria foris portas, scoperti e studiati da Gian Piero Bognetti nel 1944. Il piccolo museo, dunque, rilegge la storia dai frammenti ceramici all’Età del Ferro ai vasi in terracotta di età romana, dalla testina che forse rappresenta Mitra al corredo – lama di spatha in ferro, punta di lancia a forma di foglio d’olivo e due speroni – di una tomba del VI secolo riemersa negli Anni 60 nella facciata della basilica di San Giovanni. Ma soprattutto, ecco per la prima volta ciò che resta degli affreschi altomedievali delle due chiese, S. Paolo e S. Giovanni, e le ceramiche del XV secolo. (elena percivaldi)






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