Il progetto intende soddisfare due diverse esigenze: la prima è quella di consentire una più ravvicinata visione del dipinto che sarà collocato all’interno di una bacheca climatizzata per garantirne la conservazione secondo più opportuni parametri microclimatici e illuminotecnici; la seconda è quella di dotare l’aula contigua alla stanza dell’Ignoto di un ricco apparato didattico sulla tavoletta e su tutta l’attività di Antonello. Per la bacheca è stata progettata un’illuminazione a fibre ottiche, mentre i pannelli didattici saranno illuminati da spot esterni in un’atmosfera di generale penombra.
Affascinante è la tradizione che vuole l’opera, nota anche come Ritratto di ignoto marinaio, proveniente dall’isola di Lipari dove pare fosse montata come sportello di un mobile da farmacia. Dopo essere stata vista dal barone Enrico Piraino di Mandralisca, la cui moglie apparteneva ad una famiglia di Lipari, la tavola venne acquistata per la sua collezione privata, donata poi alla città di Cefalù.
La sua oscura provenienza ha a lungo accreditato la leggenda che si trattasse del ritratto di un marinaio, leggenda poi ripresa in chiave letteraria da Vincenzo Consolo nel suo celebre romanzo Il sorriso dell’ignoto marinaio (1976), ma già smentita da Roberto Longhi nel 1953, nel suo altrettanto noto Frammento siciliano .
Certo è che nel sorriso del Ritratto di Cefalù, come ebbe a scrivere Federico Zeri (1976), «è condensata l’ambigua essenza dell’isola fascinosa e terribile». (davide lacagnina)
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