A Milano il Museo del Novecento – nel segno di una familiarità data dalla comune appartenenza a una rete di Musei – ha ospitato e presentato il rinnovato Museo Pecci di Prato a cento giorni dalla riapertura il 16 ottobre prossimo.
Dagli interventi di Claudio Salsi (Dirigente del Comune di Milano), Irene Sanesi (Presidente Fondazione per le Arti Contemporanee), Matteo Biffoni (Sindaco di Prato), Fabio Cavallucci (Direttore Centro Pecci) e Marco Brizzi (creatore Architetture) sono emersi le innovazioni, il programma espositivo e soprattutto la filosofia che sottende a questo grande e coraggioso progetto di rinnovamento di un Museo che vanta alcuni primati: essere nel 1988 il primo in Italia ad avere costruito ex novo un edificio destinato all’Arte Contemporanea e ora l’unica Istituzione pubblica italiana con tale finalità a inaugurare una nuova struttura nel decennio 2010-2020.
In una città vibrante di contemporaneità come Prato con circa 100mila abitanti, il Pecci ha saputo inserirsi nel territorio assumendo un ruolo guida nell’ambito dell’esistente che ha letto, interpretato e salvaguardato grazie non solo a esposizioni, ma a molteplici e variegate proposte culturali che l’hanno animato anche durante i mesi dedicati all’ampliamento.
Il progetto di Maurice Nio (1959) – estroso, versatile ancorché poetico e mistico architetto olandese di origine indonesiana (laureatosi all’Università di Delft con il progetto di una villa per Michael Jackson) con uno studio a Rotterdam – ha raddoppiato e riqualificato la precedente struttura di Italo Gamberini.
Sono giustamente emersi orgoglio, emozione e fermezza nell’avere messo in gioco un cospicuo investimento in questa difficile, contraddittoria e faticosa temperie storica per trasformare il Museo in un centro propulsivo dell’arte e della cultura contemporanea, come evidenziato dalla simpatica, sobria ed essenziale animazione che mostra questa singolare architettura (la cui peculiarità stimola la fantasia alla ricerca di elementi di somiglianza, per molti in chiave avveniristica) dalla cui antenna – simbolo di una ricerca di nuove vibrazioni – irradia la sua vis intellettuale non solo sulla Toscana giustamente orgogliosa dei propri campanili che coesi diventano una forza culturale di impatto planetario, all’Italia ricca di tante energie e al mondo.
Una nuova dinamica concezione di Museo-Centro di cultura, aperto anche alla sera, che ha le carte in regola per divenire punto di riferimento internazionale per la sperimentazione dei numerosi linguaggi artistici dell’oggi. Compito impegnativo diffondere l’arte nella società approfondendo le varie sfaccettature della cultura odierna – connotata da una complessità di “stimoli sinestetici” – attraverso cinema, teatro, musica, architettura, design, letteratura, moda, grazie alla presenza di biblioteca specializzata, archivio, cinema/auditorium, teatro all’aperto, spazio performativo oltre a ristorante e pub-bistrot (in cui indagare i vari aspetti della cultura enogastronomica, fondamentale nella società odierna) e naturalmente a spazi espositivi di grande versatilità.
“La fine del mondo” sarà il titolo della mostra inaugurale curata dal direttore Fabio Cavallucci coadiuvato da un valido staff: non una prospettiva tragicamente apocalittica, ma un proiettarsi dalla molteplicità dell’oggi vista da lontano verso prospettive spazio-temporali che riguardano il nostro pianeta e l’universo per comprendere e meglio prendere coscienza della nostra finitezza. Una cinquantina gli artisti internazionali tra cui lo svizzero Thomas Hirschhorn, il cubano Carlos Garaicoa, il cinese Qiu Zhijie, il brasiliano Henrique Oliveira occuperà l’intera superficie espositiva di oltre 3mila metri quadrati alternandosi tra ambienti connotati da silenziosa calma cosmica e altri più convulsi e frenetici: mescoleranno le varie arti contributi di architetti, musicisti, operatori teatrali.
Oltre a Prato, un’appendice del Centro Pecci sarà a Milano, presso BASE Milano (spazi Ex-Ansaldo) dove il museo programmerà anteprime e incontri sull’arte contemporanea. (Wanda Castelnuovo)