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Cinema sulla valle dell’Hudson. Vittorio Calabrese ci parla delle attività di Magazzino

di - 27 Luglio 2018
Piero Manzoni, Joseph Beuys, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Louise Bourgeois, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Giulio Paolini, sono solo alcuni dei grandi artisti italiani e internazionali del dopoguerra, ai quali è dedicata “Cinema in piazza”, la rassegna di film presentata da Magazzino Italian Art, in collaborazione con Artecinema e Cold Spring Film Society. Inaugurato nel 2017, Magazzino è un centro dedicato all’arte italiana del dopoguerra, con un focus sull’Arte Povera, situato in un ex deposito di 2300 metri quadrati, ristrutturato dall’architetto Miguel Quismondo, a Cold Spring, nella valle dell’Hudson, a nord di New York. In occasione di questo ciclo di proiezioni, abbiamo rivolto alcune domande a Vittorio Calabrese, direttore di Magazzino Italian Art, fondato dai coniugi collezionisti Giorgio Spanu e Nancy Olnick.
Come nasce questo progetto?
«L’idea di Cinema in Piazza nasce dalla volontà di rendere omaggio alla tradizione italiana del cinema all’aperto quando, durante le serate estive, le persone si riunivano in piazza per guardare film sotto le stelle. La corte di Magazzino, appunto “la piazza,” dedicata a eventi, musica e performance, è il luogo perfetto per ospitare questa serie di 12 proiezioni in collaborazione con Artecinema, il festival internazionale di film d’arte contemporanea istituito a Napoli nel 1996, a cura di Laura Trisorio. Questa è la prima volta che il festival esce dall’Italia, unendo le forze con Magazzino Italian Art e la Cold Spring Film Society, nell’offerta di nuove opportunità per un’esperienza di apprendimento, aggregazione sociale e scambio culturale. Ogni film, della durata compresa tra i 13 e i 72 minuti, presenta un singolo artista che ha fatto parte delle avanguardie artistiche della seconda metà del Novecento. Provenienti da generazioni e formazione diverse, questi artisti hanno creato una forma d’arte fluida e senza confini, priva di etichette, che trascende le identità nazionali. Proponevano un’arte molto più interessata alla materialità e alla fisicità, prendendo in prestito forme e materiali dalla vita di tutti i giorni. Erano interessati a modalità quali la performance e l’installazione, ponendo l’accento su una soggettività individuale libera da preconcetti e su un’interazione tra lo spettatore e l’oggetto che fosse irripetibile e squisitamente originale».
Perché avete scelto RxArt come destinataria di tutte le donazioni fatte a Magazzino Italian Art?
«RxArt è un’organizzazione non profit fondata da Diane Brown la cui missione è aiutare bambini a guarire attraverso lo straordinario potere dell’arte visiva, commissionando ad artisti contemporanei la trasformazione di strutture sanitarie pediatriche sterili in ambienti coinvolgenti e stimolanti, confortevoli, pieni di bellezza e umorismo. RxArt è già destinataria di tutte le donazioni fatte a Magazzino Italian Art. La collaborazione a Cinema in Piazza si è sviluppata naturalmente sulla base della volontà dei nostri fondatori nel promuovere questa causa».
Come descriverebbe il legame tra gli artisti italiani e quelli internazionali scelti per le proiezioni?
«L’ispirazione per la selezione, co-curata da Laura Trisorio, prende spunto dalla mostra storica “Conceptual Art, Arte Povera, Land Art”, curata da Germano Celant alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino nel 1970. Quest’esposizione di riferimento ha costituito una vera piattaforma internazionale, dove artisti italiani e stranieri hanno condiviso gli sforzi e interessi in diverse pratiche artistiche che coprono tutti i possibili mezzi. Gli artisti internazionali erano e sono anche esposti a qualche chilometro di distanza, nella vicina DIA Beacon. Le opere degli artisti italiani sono attualmente esposte al Magazzino. Ogni notte un film su un artista italiano è abbinato a un film su un artista internazionale. Ogni abbinamento è volto a far luce su motivi comuni e / o tendenze opposte nel trattare argomenti simili da artisti italiani e colleghi all’estero. L’introduzione dei due film è affidata allo storico dell’arte Francesco Guzzetti, che presenta il programma della serata e i due artisti».
Qual è stata la risposta del pubblico dopo le prime proiezioni del 13 e 14 luglio?
«Siamo molto soddisfatti della calorosa risposta di pubblico dopo le prime due serate. Abbiamo accolto un pubblico estremamente vario: dalle famiglie agli studenti delle vicine università come Vassar e Bard College, a registi, artisti locali, addetti ai lavori di musei internazionali e americani. Queste proiezioni rispondono alla crescente curiosità rispetto all’arte concettuale italiana e americana. Siamo solo all’inizio. Quest’anno ci focalizziamo sui maestri, mentre dall’anno prossimo avremo uno sguardo più pronunciato sul contemporaneo».
Parliamo un attimo della mostra in corso presso Magazzino Italian Art, “Arte Povera: From the Olnick Spanu Collection”. Fino a quando sarà visibile? Su quale base avete effettuato la selezione delle opere?
«L’esposizione sarà visibile fino alla prossima primavera e si focalizza sui capolavori di 12 artisti associati al gruppo dell’Arte Povera, tutti provenienti dalla collezione Olnick Spanu. La mostra comprende 76 opere, prodotte dalla metà degli anni Sessanta agli anni Duemila, con uno sguardo allo sviluppo artistico personale degli artisti inclusi attraverso gli occhi dei fondatori Nancy Olnick e Giorgio Spanu».
Quali sono le prossime attività di Magazzino Italian Art?
«Includono la collaborazione alla mostra “Young Italians” curata da Ilaria Bernardi all’Istituto Italiano di Cultura di New York, in apertura il prossimo 25 settembre, le celebrazioni della giornata del contemporaneo il 14 ottobre presso l’Ambasciata Italiana a Washington DC con una mostra e un simposio sull’arte italiana, oltre a talk, performance a Magazzino, apertura del nostro Research center».
Qual è la filosofia alla base dei vostri progetti?
«La filosofia alla base di Magazzino è la volontà di creare un luogo di scambio di conoscenze ed esperienze a tutti i livelli, attraverso un approccio collaborativo. A partire dalla comunità locale di Philipstown, a New York e ovviamente all’Italia, i nostri programmi si diversificato in modo da essere accessibili a ogni tipo di pubblico, dai team curatoriali di musei fino alle scuole elementari…». (Maria Sensi)
In home: Fotografia di Alexa Hoyer © 2017
In alto: Jannis Kounellis, Alessandra Populin, Italia, 2004

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