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Come va la vita sott’acqua? A Roma, Orange Garden presenta la performance di Giovanni Vetere

di - 24 Ottobre 2018
Se avete l’occasione di visitare Orange Garden, lo spazio espositivo di via Crescimbeni 11, vicino al Colosseo, preparatevi a vivere un’esperienza che vi colpirà. Una parete all’ingresso impedisce la vista e suscita subito curiosità per quanto cela. Si entra in gruppi di quattro persone in modo da godere indisturbati della visita. Superata la parete ci troviamo in un ambiente atemporale, potrebbe essere il nostro passato come il nostro futuro.
Una musica di sottofondo ci accompagnerà per tutto il tempo della nostra permanenza in questo luogo. Da un muro ricoperto da rampicanti scaturisce una cascata che dà vita a un corso d’acqua di cui vediamo il tracciato, fino alla scomparsa dietro l’angolo. Dobbiamo camminare con attenzione perché il terreno è sconnesso e ci sono molte pietre che formano anche l’argine del torrente. Lungo la parete laterale notiamo alcune piante di ceramica colorata, stilizzate, leggere, eleganti. Seguendo il corso d’acqua ci avviciniamo all’ansa forzata e scopriamo che forma un lago circondato da vegetazione che ne copre parte della superficie.
Si rimane affascinati e sorpresi di trovarsi in questo luogo straniante e, guardando con più attenzione lo specchio d’acqua, notiamo la presenza sottomarina di una persona immobile adagiata sul fondo alimentata da un tubo per l’ossigeno. Questa presenza che emoziona e preoccupa, affascina per l’intimità e la sensualità che emana, così perfettamente inserita nel mondo acquatico.
A questo punto ci viene incontro Giovanni Vetere (Roma, 1995) l’artista che, con i curatori Arturo Passacantando e Tommaso de Benedictis, ha realizzato questa performance. «Mentre ascoltavo Black Lake di Bjork mi sono trasportato in una dimensione diversa da dove mi trovavo, una realtà distante dalla mia quotidianità. Davanti a me c’era solo il mare, ero in barca e tutto ciò che vedevo era blu. Allora mi sono chiesto, come potrebbe essere un’ipotetica vita sotto i mari? Come vivremmo noi esseri umani, abili e agili in terra ferma, sott’acqua? Ho sentito un estremo bisogno di trovare una risposta alla mia condizione, investigare il mio passato ed essere cosciente di un futuro incombente», ci ha raccontato Vetere.
Effettivamente, quest’anno la temperatura globale ha raggiunto i limiti massimi, i ghiacciai si sciolgono e i mari si elevano. L’artista è affascinato dalle teorie di Jacques Yves Cousteau che considerava l’oceano come la risorsa più grande, ancora in parte sconosciuta all’umanità. L’esploratore oceanografo sosteneva che grazie allo sviluppo tecnologico avremmo potuto svolgere gran parte delle nostre attività sott’acqua, così da non dover tornare a respirare ossigeno in superficie. Altro ispiratore dell’artista è Sir Alister Hardy, biologo marino e scienziato inglese, che sollevò polemiche contro la teoria darwiniana, dichiarando che la società post-moderna ha sposato troppo velocemente la teoria dei primati. Il grasso sotto cutaneo, la carenza di peli e la nostra postura eretta non possono venire dalla capacità di sviluppo in terra ferma, bensì da un passato acquatico.
«Dopo aver scoperto un passato e un futuro acquatico grazie alle teorie di Hardy e Cousteau, ho voluto creare un mio mondo, una mia dimensione, dove l’essere umano fosse un ricordo lontano», ha concluso Vetere. Per promuovere la mostra, l’artista ha realizzato un video teaser di come cucinare uno Squid Dinner sott’acqua. L’uomo acquatico viene ripreso in cucina mentre spiega i tre passi fondamentali per preparare un calamaro flambè. (Pierluigi Sacconi)

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