Il rapporto tra concetto comunitario e progetto dello spazio architettonico ed urbano, rivisti criticamente alla luce delle mutate condizioni delle strutture sociali, degli stili di vita, dei comportamenti individuali e collettivi. Sono questi i temi al centro della quinta edizione del
Festival dell’Architettura che per due settimane tiene banco nelle tre città di Modena, Reggio Emilia e Parma, con il titolo di
Comunità-Architettura.
Tra le iniziative si segnala la mostra
Declinazioni architettoniche dell’esperienza insediativa comunitaria dove docenti di undici facoltà di architettura di ambito internazionale presentano altrettanti modi di interpretare il tema sul piano progettuale. Tra le riscoperte quella di una figura ancora poco conosciuta dell’architettura italiana,
Raffaele Panella, tra i protagonisti della scuola veneziana e romana, in stretta collaborazione con la figura di
Carlo Aymonino, cui è dedicata la mostra Architetture per la città: progetti emiliani.
Notevole anche la mostra dedicata a un grande architetto olandese,
Herman Hertzberger, a cui la storiografia assegna un ruolo fondamentale nella ricerca sul rapporto innovativo tra forme spaziali e comunitarie nel progetto architettonico, e della residenza in particolare, a partire dagli anni Cinquanta. Dal contesto della periferia madrilena arriva invece l’occasione per una riflessione critica su un intervento di social housing di straordinaria valenza sotto il profilo urbano, tipologico e del linguaggio: è la mostra su
Carabanchel 11, complesso residenziale progettato dallo studio californiano Morphosis, diretto da
Thom Mayne, in collaborazione con Leon Benacerraf e Begona Diaz-Urgorri.
Nelle giornate dei tre weekend compresi nell’arco di apertura delle mostre del festival si potrà assistere ad incontri, conferenze, seminari con la partecipazione tra gli altri di
Begona Diaz-Urgorri, Eduard Bru, Angelo Bucci, Yannis Tsiomis, Patrick Fransen, Pierluigi Grandinetti, Ulrik Schroeder, Jo Coenen, Manuel Iniguez, Andres Alver.