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“Contemporary Art Markets”, ovvero cosa c’è dietro gallerie, collezioni e opere? Imparatelo alla NABA di Milano. Tre domande a Walter Guadagnini

di - 3 Febbraio 2016
L’arte contemporanea? Una vera “star” quasi nazionalpopolare, tra record d’asta che fanno il giro del mondo e passano sui media generalisti, mostre-scandalo, fiere e artisti.
Ma che c’è dietro? Sappiamo bene che non si tratta solo di grande poesia, ma di un immenso mercato internazionale, di investimenti, di strategie, di “sistemi”. Ed ecco che, per una nuova edizione, torna dal 12 febbraio il corso della Nuova Accademia di Belle Arti di Milano proprio dedicato a questi temi: cinque moduli, per raccontare di economia, legislatura, mercato dell’arte contemporanea, e professioni relative, insieme a “visite guidate” per fiere e gallerie, per fornire ai partecipanti gli strumenti per districarsi nella selva di voci, e perché no, per mettere in chiaro future opportunità. Ne abbiamo parlato con Walter Guadagnini, Presidente della Commissione Scientifica UniCredit & l’Arte, e una delle voci del corso di Contemporary Art Markets.
Nel corso di Contemporary Art Markets, lei terrà un intervento relativo alla collezione Unicredit, di cui è responsabile, e di cui abbiamo visto l’ultimo progetto dedicato a Gabriele Basilico (nella foto sopra una fotografia della mostra “Ascolto il tuo cuore, città”). Ci spiega che cosa comporta gestire una collezione bancaria e come si può “insegnare” in poche ore?
«Diciamo che la gestione vera e propria è, per mia fortuna, nelle mani esperte di funzionari e studiosi interni alla banca, la Commissione Scientifica che presiedo fornisce idee e competenze su determinati temi o progetti. Per stare al concreto, in questo momento da un lato c’è la visibilità legata alle mostre del Pavilion, dall’altro c’è il lavoro oscuro ma fondamentale di inventariazione e studio dell’immenso patrimonio artistico di UniCredit. Ecco, in sintesi così funziona, una piccola parte molto visibile, una parte enorme quasi invisibile. Ovviamente, non si insegna in poche ore, ma si cercano di fornire alcune chiavi di lettura immediate e soprattutto corrette: le conoscenze intorno alle collezioni bancarie (e corporate in generale) sono ancora molto approssimative e spesso confuse».
Quali sono i modelli di acquisizione e di valorizzazione della collezione?
«Sia nelle acquisizioni che nella valorizzazione si è puntato soprattutto sulla coerenza e sull’individuazione di alcuni punti nevralgici: l’attenzione nei confronti delle generazioni più giovani, nei confronti della fotografia, il carattere internazionale e specificamente europeo della collezione, il rapporto con le istituzioni».
Unicredit ha puntato spesso anche alla relazione tra la collezione e gli stessi impiegati nella struttura bancaria, come aveva messo a fuoco la mostra estiva “Lo sguardo di…”. Qual è il valore aggiunto di una holding che promuove l’arte, ma soprattutto quanto l’arte risente del potere dei sui mecenati (la banca, in questo caso)?
«Il rapporto con i dipendenti di UniCredit è un altro dei principi ai quali ci siamo attenuti, ed è anche uno dei momenti di maggior soddisfazione quando si lavora all’interno di un’impresa. Vedere l’entusiasmo con il quale persone che quotidianamente si occupano di tutt’altro hanno aderito all’iniziativa di “Lo sguardo di…” è stato davvero un piacere. E fa anche capire come il problema spesso non stia nel linguaggio degli artisti, ma nelle capacità di chi lo deve diffondere. Divulgazione è un termine per me cruciale, e poterla fare all’interno di una grande azienda è senza dubbio un valore aggiunto. Quanto alla seconda parte della domanda, è un po’ come chiedere quanto i Medici abbiano inciso sull’arte fiorentina del Quattrocento…»

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