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Corso per Curatori della Fondazione Ratti, il Visiting Artist sarà Pedro Cabrita Reis

di - 6 Settembre 2009
Sarà Pedro Cabrita Reis il Visiting Artist per la terza edizione del Corso Europeo per Curatori di Arte Contemporanea/CECAC, che si terrà a Milano dall’1 al 10 ottobre, organizzato fra gli altri dalla Fondazione Antonio Ratti di Como e dalla Provincia di Milano.
Gli studenti selezionati sono Fiona Boundy (UK), Viviana Checchia (Italia), Lucie Drdová (Repubblica Ceca), Ciara Ennis (UK), Petra Hanáková (Slovacchia), Katarzyna Jagodzińska (Polonia), Karin Jaschke (Austria), Yana Kostova (Bulgaria), Rosa Lleó (Spagna), Margarida Mendes (Portogallo), Zane Onckule (Lettonia), Camille Pène (Francia), Ionela-Magdalena Predescu (Romania), Lorena Tadorni (Italia), Adrien Török (Ungheria), Sevie Tsampalla (Grecia), Anne-Mette Villumsen (Danimarca), Anna-Lena Wenzel (Germania), Nadine Zeidler (Germania).
Il programma prevede fra l’altro due conferenze aperte al pubblico presso lo Spazio Oberdan: la prima di Ulrich Loock (3 ottobre, ore 11, Spazio Oberdan) dal titolo Critica della curatela e la seconda, il 6 ottobre alle ore 18, dal titolo In conversazione con Pedro Cabrita Reis, un colloquio col Visiting Artist di quest’anno.

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Info: 031233111 – www.fondazioneratti.org

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  • umh..a quando un corso per assistenti curatori, o segretario del curatore, o per critici d'arte. Ho sempre pensato che per le cose importanti ci sono corsi (arte,finanza, economica,medicina) ma nessuno ha mai pensato di fare un corso per amare, per avere una famiglia, per stare vicino ai propri amici. Tutte cose molto importanti. Questo mi sembra l'ennesimo caso per giustificare gli organizzatori del corso...o solamente per legittimare finalmente una nuova classe di artisti zoppi (perchè poco consapevoli, o perchè mascherati da qualcos'altro)

  • aldo-napoli chissà se esiste... perchè ho rotto le palle? Non posso commentare? Non capisco.

  • Corso per curatori? Ma di che? Un corso per fare raccontare a tutti le stesse barzellette sull'arte contemporanea?
    so.no.fi.ni.ti.i.sol.di

  • E invece meno male che Luca Rossi continua a commentare, altrimenti tutti si berrebbero le scemenze che ci vengono ammannite in nome dell'Arte con la A maiuscola senza notare il vuoto spinto di contenuti su cui si basa tutto questo rimestare di carte.
    Ma cosa impareranno mai a curare i nuovi curatori se gli artisti divengono ammissibili nel contesto delle loro cure solo se perfettamente interscambiabili in quanto incapaci di produrre alcunche' se non il misero feticcio di un'opera, il rimasuglio pietoso della capacita' di occupare lo spazio della "galleria"? ( mi viene da pensare alla desolante mostra di Farronato a Venezia a questo proposito)
    In realta', in questa fase di ampliamento estremo delle pretese territoriali dell'arte contemporanea, il sistema, nel massimo della sua ampiezza ( ci sono mostre dappertutto nonostante la crisi),si sta completamente sfilacciando, e l'unica figura che continua ad avere un potere ( sugli spazi e quindi sul territorio) e' il curatore che deve imparare a curare null'altro che i suoi interessi( di potere).
    La cosa che fa piu' tristezza sono gli artisti che si scannano fra di loro pur di entrare nelle loro grazie, ma d'altronde cosa potrebbero fare?
    Diventare curatori loro stessi, come alcuni di loro stanno facendo.
    Il sistema dell'arte fatto da artisti ammissibili perche' nulli,incapaci di produrre opere, e' solamente un meccanismo per produrre rituali sociali che a loro volta producono gerarchie e caste.
    In Italia, piu' generazioni di politicamente falliti ( i 68ini, i 77ini e i loro figliocci) hanno capito che uno dei pochi modi di occupare il territorio sottraendolo all'estabilishment, e quindi per avere peso politico, era la curatela di mostre.
    Non so se lo avete notato, ma uno come Bonami,alleandosi alla ricchezza di un monopolista del lusso come Pinault, ha in mano 2 pezzi strategici di Venezia , che per anni tutti si sono contesi, con tutto quello che ne consegue.
    l'arte e' sempre stata alleata al potere,lo sappiamo,(anzi io ritengo che l'arte abbia sempre servito a formare il potere nelle sue articolazioni), ma ora e' il simulacro della presenza dell'arte nei luoghi occupati da miseri feticci di opere, che fa in modo che il potere si mostri a se stesso in una sorta di ferocia tautologica.
    E tutti noi li ad applaudire.
    Speriamo che Luca Rossi continui a commentare.

  • lucarossi d'italia unitevi..ahahah. oltre a questa degenerazione dei curatori, sintomo di una crisi del ruolo di artista e del suo linguaggio, fa ridere come il sistema pretenda di continuare a considerare giovani persone che non lo sono più. Sono curioso di vedere come vanno a finire le cosiddette gallerie giovani che stanno continuando a rimanere "giovani" con artisti che invecchiano. Pensate una galleria giovane con artisti di 50-60 anni (con tutto rispetto per questa età). Stiamo arrivando a livelli patetici. Come in campo economico non si è capito che se de carlo ha fatto certe cose nel 1990, non è possibile rifarle nel 2000 ed avere gli stessi risultati. Non vogliono ammettere che il re è nudo.

  • il punto e' che quando ci troviamo a lamentare il progressivo degrado delle figure del sistema dell'arte, dei loro ruoli e dei paradossi che questo genera dobbiamo tenere saldamente in conto un fattore unico e determinante:
    il progressivo degrado della funzione e del ruolo dell'opera d'arte all'interno del sistema.
    le cose si sono svolte secondo passi successivi e gradualmente attraverso lievi spostamenti delle pedine della scacchiera:
    1a fase: si svolge all'interno del quadro e della scultura stessi quando gli strumenti delle rappresentazioni prospettiche, narrative, compositive etc., si sono resi via via inservibili, poi, attraverso la progressiva occupazione dello spazio della galleria ( entita' estremamante recente ha trovato una sua collcazione definitiva solo nel secondo dopoguerra) da parte di oggetti che fuoriuscivano dallo spazio ( ormai claustrofobico) del dipinto, (trattasi di cubismo etc) fino al momento in cui l'oggetto in se ( ready made) diviene il centro dello spazio e il cui valore viene prodotto dallo spazio in cui si viene a trovare invece che essere ente capace di produrre spazio (lo spazio ulteriore della rappresentazione).
    2a fase:nel momento in cui il centro del sistema si sposta dallo spazio della rappresentazione interna all'opera allo spazio della galleria e' la figura dell'artista ( colui che gestiva lo spazio al'interno dell'opera) che riceve la prima bastonata:
    la funzione dell'opera e' gia' finita, l'artista barcolla, arriva sulla scena il gallerista ( non ancora consapevole del suo ruolo di nuovo demiurgo) e trionfa il critico d'arte (parola che oggi fa quasi ridere) il quale sposta nello spazio della rappresentazione scritta (libri e cataloghi) il valore dell'opera, ultimo rimasuglio dell'idea che debba esistere un progetto, un punto focale prospettico intorno a cui le idee dovrebbero ruotare.
    3a fase: Quando l'idea progettuale del moderno ( ovviamente antagonista rispetto al sistema di potere che di fatto regola i macro sistemi) va a farsi fottere definitivemente con il crollo del muro di Berlino, esplode il ruolo fino allora sottotraccia del curatore ( il gallerista aveva gia' avuto i suoi trionfi che pero' sono sempre minati dalle alterne fortune del'economia globale, almeno un fatto oggettivo in questo marasma di arbitrarieta')
    A questo punto la funzione dell'opera di produrre spazio simbolico e' morta, l'artista vive di espedienti pu' o meno spettacolari ( lo scandalo della propria esistenza,il rifugiarsi in un ruolo di alterita' rispetto alla societa', lo sciamano di un mondo a venire), e il critico non e' piu' in grado di predirre cio' che avverra' perche la profezia Marxista e' fallita.
    Il curatore amministra gli spazi vuoti in cui si avvicendano tutte le altre figure che giustificano la gestione degli spazi stessi, il suo potere sta nell'aprire o chiudere le porte agli uni piuttosto che agli altri, e' il principe insomma,oppure il prete( quando gli va storta) della chiesa dell'arte invisibile( come Dio d'altronde).
    In una situazione come questa non si puo' piu' parlare di crisi del linguaggio, di talento dell'artista oppure di perdita del valore progettuale dell'opera: quando si sottrae il centro legittimo ( almeno linguisticamente) dal sistema rimangono solo le relazioni fra gli individui che lo compongono e questo significa esclusivamente una cosa : potere.
    Quando si cerca di applicare all'arte contemporanea i criteri di lettura ( fuorvianti anch'essi, ma per altri motivi) che sono stati applicati per molto tempo alle arti si scende nel patetico:
    il sistema va valutato nella sua interezza e con occhi nuovi, antropologici piuttosto che estetici.
    Se Machiavelli si risvegliasse oggi troverebbe nel sistema dell'arte la coincidenza assoluta con il mondo che andava studiando ai suoi tempi e lo stesso fascino:
    la politica ( quella vera e propria) in fondo ci ha stancato, tutti lo sanno, e' corrotta, e'diventata
    monodimensionale nella sua marciscenza.
    Il sistema dell'arte gode invece di una complessita' strutturale meravigliosa:
    nelle gallerie e nei musei non si trova cio' che si attende ( prima sopresa),l'artista sembra essere al centro del sistema, ma poi ci si accorge che e' solo la maschera di movimenti sotteranei e misteriosi, che ruolo ha il collezionista ? (oltre a quello di ammassare le presunte opere), le aste sono il motore vero della produzione del valore oppure il loro ruolo finira' presto travolto dalla crisi?
    E su tutto questo volteggia l'eleganza di coloro che hanno vinto la lotteria , che sono come noi, la stessa cosa, non sanno fare nulla in particolare ( che noia in fondo coloro che pretendono diessere dei genii, sono talmente pesanti) presenziano, conferendo legittimita e valore, a tutte le feste e le cene post-inaugurazioni dove si respira l'aria rarefatta del buon gusto e del sapersi comportare.
    Ma tutti sappiamo invece che dietro quella maschera si tramano i destini dell'Arte ( ah ah ah.... il valore "spirituale" di tutto cio'...ah ah ah ...!) con una ferocia inusitata, che pero' ci affascina moltissimo.

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