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Cosa ci dice la fotografia? Lo scopriremo con Autofocus, premio dedicato ai giovani artisti

di - 20 Febbraio 2018
Cosa sta succedendo alla fotografia? O meglio, come facciamo a renderci conto di un cambiamento che sta avvenendo in questo momento, da qualche parte non troppo distante da noi ma senza rendercene conto, per esempio ogni volta che condividiamo un’immagine su un social network. Quali sono i nuovi immaginari e gli scenari possibili? Una panoramica ce la restituirà Out of Left Field, la sezione dedicata alla ricerca fotografica contemporanea del premio Autofocus, arrivato alla nona edizione e promosso da VANNI Occhiali, in collaborazione e con il patrocinio del GAI-Giovani Artisti Italiani. Il premio prevede altre tre sezioni, per un progetto espositivo, una performance e un video, rispettivamente vinte, per questa ultima edizione, dall’iraniana Negar Sh, da Camilla Soave e Beatriz Bizarro, e dalla turca Muge Yildiz. Le opere vincitrici sono state presentate in occasione della Torino Art Week, nello Show Room di Vanni, mentre la sezione fotografica, destinata ad artisti compresi tra i 18 e i 35 anni, è ancora aperta, c’è tempo fino al 15 marzo per presentare il proprio progetto e qui potete trovare tutte le informazioni. Intanto, ci dicono di più Olga Gambari, curatrice del Premio, e Alessandra Girardi, di VANNI Occhiali e promotrice del progetto.
Autofocus è un premio giunto ormai alla nona edizione. Qual è il suo punto di forza?
(OG) «Quello di avere la libertà assoluta nell’esplorare, cercare, ascoltare e accogliere, senza alcun influenza da parte di criteri che riguardano il sistema e il mercato. Con l’artista si instaura un rapporto personale che spesso prosegue una volta finito il tempo di realizzazione del premio in tutti i suoi aspetti. Infatti viene scelto non un singolo lavoro ma un intero percorso, una ricerca, e quindi una persona: l’artista nella sua interezza. A livello espositivo viene sviluppato un lavoro progettuale che possa rendere un’idea del suo fare non limitandolo alla presentazione di un unico progetto. Con questo premio vorrei intercettare tutti quegli artisti che spesso, andando in giro per mostre, fiere, studio visit o anche solo entrandone in contatto per caso, ecco, vorrei invitare a lavorare con me. È un lavoro di scouting che permette di poter accedere a una dimensione ricchissima e pulsante, dove spesso ci sono i germi di ciò che è ancora sotto i riflettori ma è già passato così come di quello che inizia a delinearsi all’orizzonte. Oppure dove si possono cogliere le criticità e le nuove esigenze che l’arte emergente sente e incarna come valore simbolico».
(AG) «Autofocus nasce 9 anni fa con la duplice intenzione di offrire a giovani artisti italiani ed europei un’occasione per “mettere a fuoco” il proprio percorso artistico, di essere visti e conosciuti, e al contempo di portare lo stimolo della creatività dell’arte nella nostra azienda, per rendere vibrante il contatto con la contemporaneità. La forza del progetto (che prevede anche una sezione arti visive, video e performance, con un bando dedicato) è la sua indipendenza da interessi concreti, la possibilità che abbiamo di andare a cercare gli artisti prima che siano strutturati rispetto al mondo dell’arte come mercato, e di accompagnarli per un breve tratto del loro cammino artistico, senza necessità di un ritorno, ma con il solo auspicio di aver offerto loro un terreno di pratica e confronto utile per il loro futuro».

La sezione Out of left field è specificamente rivolta alle giovani promesse della fotografia. Quali opportunità può offrire ai partecipanti?
(OG) «Questa parte del premio dedicata alla fotografia nel suo titolo ben esprime l’idea generale che lo informa, e cioè che si vorrebbe poter intercettare tutto quello che è leggermente fuori fuoco da quello messo a fuoco in generale nel momento in corso. Progetti, idee, sguardi che siano inaspettati, strani, un po’ incomprensibili secondo un’ottica corrente. Ecco, è interessante la metafora che l’identità dell’azione promotrice permette: oggetto della nostra visione è tutto ciò che non è ancora ben messo a fuoco, forse perché non ci sono ancora le lenti adatte».
(AG) «Oggi ognuno si può improvvisare fotografo, alla ricerca dello scatto artistico. Ma non chiunque sa formalizzare un progetto fotografico che abbia la forza di esprimere un’idea o sollecitare un’emozione, che è quello che cerchiamo. Il Premio prevede la mostra del vincitore nel project-space di Piazza Carlina a Torino, presso la showroom di VANNI, con la curatela di Olga, un contributo alle spese di produzione e la realizzazione di un catalogo: un’occasione per l’artista per mettersi alla prova, sperimentando linguaggi e tecniche e, soprattutto, un’opportunità per entrare in dialogo con il pubblico e la critica».
Che consiglio potreste dare ai partecipanti al concorso?
(OG) «Di presentare sicuramente un progetto site-specific per misurarsi con questo aspetto che è un bel banco di prova, ma, nell’ambito di un portfolio che deve essere proposto secondo un profilo di necessario e utile professionalità, di raccontare senza indugi e semplicemente il proprio lavoro passato, il presente e anche le idee nel cassetto. La visionarietà e l’ideazione pura spesso contengono la magia di un intero fare».
(AG) «Noi cerchiamo uno sguardo originale sulla realtà: chi partecipa al bando deve riuscire con la propria candidatura a farci intravvedere quello sguardo – a cui poi, insieme, possiamo dare forma e visibilità».
In alto: Francesco Pergolesi (vincitore premio autofocus per la fotografia 2016), Charlie, Roma, 2016

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