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Cos’è Eufemia? Parte da Genova il progetto che ridà luce alle parole dei migranti

di - 17 Maggio 2019
Eufemia / I sommersi e i salvati è un “non luogo della memoria”, un altare in bilico sul mare di Genova, sollevato per onorare una patria precaria. Ed è l’ultimo step di una performance sviluppata giorno per giorno, nata dalle speranze di chi ha potuto raccontarle, quelle stesse speranze, perché dal Mediterraneo non è stato inghiottito. Eufemia è nata intrecciando la realtà dei fatti all’azione del collettivo Milotta /Donchev, due ragazzi che «Hanno la capacità di sintonizzarsi su determinate situazioni», racconta Anna Daneri, curatrice del progetto assieme ad Amina Gaia Abdelouahab.
Con loro, Eufemia si è formalizzata senza sovrapposizioni estetiche inutili, come una macro-storia inclusiva di tante sfuggenti micro-storie, cronaca di una terra di confine chiamata Ventimiglia, città a un passo dai cugini d’oltralpe e che negli ultimi anni si è ritrovata a essere centro gravitazionale per tempeste politico-internazionali. Lo stesso luogo dove Progetto 20K ha voluto far nascere un infopoint che porta lo stesso nome, Eufemia, per supportare le varie necessità dei migranti di passaggio in Italia.
Eufemia sono anche quelle quattro mura, una sorta di terra di mezzo per molte persone di altrettante differenti nazionalità. Un limbo tra chi fa orecchie da mercante, girandosi dall’altra parte, e un territorio ritrovatosi dal giorno alla notte a essere il parcheggio di vite umane. Eufemia / I sommersi e i salvati è, negli effetti, una cooperazione solidale tra artisti, operatori di Progetto 20K, DISFOR-Laboratorio di Sociologia Visuale dell’Università di Genova, Università di Amsterdam, Università di Siena e la fotografa Emanuela Zampa. Forse girerà l’Europa e oltre ma fino al 18 maggio sarà a Genova, divisa tra i due piani della chiatta che ospita Dialogo nel buio, di fronte all’iconico Museo del Mare.
Metà alla luce del sole e metà al chiuso, dove gli idiomi si accavallano come i disegni realizzati dai migranti in “sosta”, colorata e unica forma inter-espressiva che il collettivo ha riunito per scelta in maniera organica, in una compenetrazione senza soluzione di continuità, una sovrapposizione narrativa che ruba al mondo pubblicitario rapidità di fruizione e incisività di visione. Il risultato, per Daneri, è «Un compenetrarsi che rende vivi i disegni», un’animazione non convenzionale capace di produrre nuove immagini per vecchie speranze, nate dalla disillusione verso confini invalicabili; dall’illusione di poter viaggiare in groppa a una tartaruga gigante capace di portarti verso l’altrove agognato, dalla certezza che la vita, per te che sei nato nel Nord Africa, ha previsto un poco lusinghevole gommone che punta dritto verso l’Italia, col suo carico di uomini stipati come formiche.
Con Eufemia è vietato dare per scontato qualunque cosa, compreso il ruolo delle parole. Quelle scritte, che il collettivo ha insignito di un valore funzionale plurimo, fondendole in una sfilata di interventi a tema e tracciate da pannelli led, a loro volta simbolicamente integrati tra le assi in legno, come parte costitutiva nell’ossatura del ponte-pontile situato al piano di sopra, all’aperto. L’effetto finale è un piccolo frasario da leggere col naso in su, un corollario “strutturale” che impunemente livella la discrepanza narrativa tra il numero dei morti in mare, la citazione di Yuri Gagarin e il pourparler all’italiana del fu comico Beppe Grillo e degli altrettanto celebri “Mattei” nazionali: il Renzi di “aiutiamoli a casa loro” e il Salvini di “è finita la pacchia”.
Andarsene non prima d’aver lasciato traccia del proprio passaggio con un pennarello, approfittando delle travi in legno grezzo che sorreggono il pontile, è uno dei gesti più personali e più forti che si potessero permettere/inserire. Sarà che siamo tutti di passaggio, siamo tutti esseri umani, su un pianeta-patria globale che infondo è per tutti la stessa barca. Ma la pacchia quando è iniziata? (Andrea Rossetti)
In alto: Eufemia/I sommersi e i salvati, opera collettiva, 2019. Installazione Milotta/Donchev. Ph Emanuela Zampa

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