Certo, chi si aspettava un’invettiva o una presa di posizione politica è rimasto piuttosto deluso. Ma alla fine si è a Sanremo, e non ci si può scucire più di tanto. E così ha fatto Cristiana Collu, direttrice del MART, poco fa sul palco dell’Ariston, invitata come “madrina” alla gara canora.
Poche centinaia di secondi a disposizione, mentre altri personaggi più “nazionalpopolari” come nel caso del giornalista Gian Antonio Stella, che ha tracciato un’iperbole dello stato dei Beni Culturali in Italia, in grado di fruttare al Belpaese solo pochissimi punti PIL, o il pugile Clemente Russo, alle prese con i siparietti Littizzetto-Fazio, hanno permesso un discorso “romantico” sui musei e sulle problematiche relative.
«Ci vuole passione, bisogna crederci, specialmente i giovani, che hanno il compito di guardare al futuro». Lo sa bene lei, che giovanissima ha portato il MAN di Nuoro ad essere una realtà all’avanguardia in Italia, trasformando il museo da regionale a contenitore di esperienze internazionali. E di bellezza, perché l’arte non deve nemmeno dimenticare questo messaggio: le parole sono prese in prestito dal filosofo francese di origine ebraica Vladimir Jankélévitch, e dal suo libro Le Je-ne-sais-quoi et le Presque-rien, Il non so che è quasi niente, dove negli anni ’50, in controtendenza ai colleghi, Jankélévitch scriveva di concetti al di fuori del tempo, come la grazia, l’innocenza, la semplicità, seguendo l’idea di un’esistenza priva di fondamenti certi, e per questa tenuta ad agire in maniera responsabile. Una bella metafora, sia per chi deve occuparsi della tutela dei nostri Beni Culturali, sia per chi “vive” di arte contemporanea. Un breve cammeo dell’arte in diretta TV, sempre più sdoganata. A futura memoria!