Capita a fagiolo in giorni di discussione della finanziaria, che potrebbero essere sorpassati dalla bufera dalla quale il governo rischia di uscire dimissionario. Ma ai governi che cascano senza una logica ci siamo abituati da cinquant’anni, ai monumenti che cascano sempre più frequentemente dovremo farci l’abitudine, temiamo. Qualche settimana fa la Domus Aurea, ora Pompei, con il crollo del solaio in calcestruzzo armato che ricopriva la Schola Armaturarum e di una bella fetta delle murature perimetrali.
Sui fatti si sa già molto, visto che la vicenda è stata vieppiù utilizzata a debito del governo, in giorni nei quali ogni argomentazione viene buona, anche se a volte alquanto strumentalizzata. Il che non diminuisce le responsabilità degli attuali amministratori, che ora dicono la loro per bocca del Segretario Generale del Ministero per i Beni Culturali Roberto Cecchi.
“L’edificio è da sempre chiuso al pubblico ed è visibile solo dall’esterno”, precisa il funzionario. “Verosimilmente – ma si tratta di accertamenti in corso – il crollo ha interessato le murature verticali ricostruite, mentre parrebbe essersi conservata la parte più bassa, per un’altezza di circa m. 1,50. E cioè, la parte che ospita le decorazioni affrescate, che quindi si ritiene che potrebbero essere recuperate. […] Questo ennesimo caso di dissesto ripropone il tema della tutela del patrimonio culturale e quindi della necessità di disporre di risorse adeguate e di provvedere a quella manutenzione ordinaria che non facciamo più da almeno mezzo secolo”.
Parole chiare e molto preoccupate, in tempi in cui si discute di falcidie ai fondi per la cultura e il patrimonio. Parole che si spera giungano alle orecchie giuste, quali che siano gli esiti delle bufere politiche… (marianna agliottone)
[exibart]
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Mi risulta che a Pompei l'incasso annuo da bigletti è di circa 26 milioni di euro. Che fine fanno questi soldi? Mi sorge il sospetto che ci sia una malagestione locale, simile ai rifiuti.
Gli Scavi di Pompei sono stati commissariati per un lasso di tempo dalla Protezione Civile ( SPA ) la malgestione locale non è così poi tanto locale...
Eì l'italia intera che cade un pò a pezzi ...
E' UNA VERGOGNA PER L'ITALIA INTERA
Ma quale vergogna? Questo è solo uno dei tanti sintomi. Forse partendo da una tabula rasa è possibile ridiscutere le proprie esigenze e le proprie priorità. La cultura non è qualcosa da mantenere per essere confezionata, ma è qualcosa che va rinnovato e messo in discusssione ogni giorno. E quindi bene venga anche il taglio ai fondi per la cultura. Questi crolli e questi tagli sono concime per la Cultura.
Vi invito a riascoltare la puntata di "Tutta la città ne parla" andata in onda stamattina su Radio3, in cui si cerca di chiarire a che cosa sono destinati i soldi degli incassi e quelli della gestione straordinaria. Il problema è che a Pompei mancano progetti di gestione "ordinaria", per i quali nessun budget è mai troppo esiguo...
rossi- E quindi bene venga anche il taglio ai fondi per la cultura. Questi crolli e questi tagli sono concime per la Cultura.-
È significativo lo sterile reiterare di commenti del genere da parte di rossi, quasi un adagiarsi su una caricaturale e omologata posizione da “bastian contrario”.
Ricorda un politi anni novanta che, sulle pagine di flash art, difendeva il lavoro di brener chiedendone la liberazione (l’arista era stato sottoposto all’arresto avendo marchiato con il simbolo del dollaro una tela di malevih allo stedelijk, utilizzando uno spray).
L’attaccamento di rossi alla propria maschera (pseudonimo/blog) è feticismo come è feticismo l’uso dei proiettori vintage da parte di b.. Rossi ha lottato e ottenuto un paradossale riconoscimento da parte di certi operatori: questo ha comportato un suo prematuro fossilizzarsi entro le proprie inoffensive intuizioni iniziali. Gli stessi meccanismi di normalizzazione/omologazione indifferentemente attivi sui giovani artisti nostrani (e non), agiscono in una modalità inversa sulla critica, sulla creazione e sulla veicolazione di contenuti da parte di rossi: il blog, i commenti, i “lavori”, risultano il consueto e rassicurante specchio deformante di determinate _ ed “eccellenti” _ realtà d’arte contemporanea italiana.