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Cuba nel destino. La vita dell’isola, nelle fotografie di Ernesto Bazan al PAN di Napoli

di - 10 Ottobre 2018
Cuba sbarca a Napoli e invade con le sue calde atmosfere le sale del PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. Il merito è del fotografo siciliano Ernesto Bazan che, con “Trilogia cubana”, ha raccontato i suoi 14 anni di vita cubana con scatti intrisi di odori, sapori, gioia, malinconia e di tutte le contraddizioni tipiche dell’isola. «Tutti i miei 41 e passa anni di carriera fotografica sono sempre stati alla ricerca di attimi che rivelano la poesia, un sentimento, una sensazione, un feeling con ciò che mi circonda. Faccio parte di quella scuola di fotografia documentale che può essere una è mille cose allo stesso momento, è come nel romanzo, tutto ha una visione diversa, dipende da chi scrive». Così Bazan ci ha descritto le sue fotografie, mentre le osservava con occhi fermi ma che guardavano oltre.
L’evento, organizzato dalla BazanPhotos, è promosso dal Comune di Napoli, dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli e dal PAN. La curatrice e coordinatrice generale del progetto, Federica Di Lorenzo, ha sottolineato che la linea della mostra è stata quella di mantenere il percorso dei tre libri che racchiudono lo sguardo curioso del fotografo su queste terre. All’autore interessa cogliere «gli attimi della quintessenza della vita». Una delle foto emblematiche per spiegare questo concetto è quella che ritrae la morte di un maiale, sul cui corpo compare la manina di un bambino, espressione della curiosità della conoscenza, «Sono attimi sfuggenti che se sei fortunato una volta su mille riesci a cogliere».
Tutte le foto presentate sono in pellicola e, anche se il formato preferito rimane il 35 mm, la ricerca di Bazan ha spaziato dal panoramico al 50mm, dal bianco e nero al colore e, ogni volta, l’impostazione cambia: da momenti più intimi si passa a dettagli fino a paesaggi meditativi. Come tutti i fotogiornalisti è nato con l’occhio impostato sul bianco e nero ma con il tempo è stato sedotto dai colori bellissimi dell’isola. L’uso del colore lo ha portato anche a sperimentare le nature morte, confessando che alcune foto non le avrebbe mai nemmeno pensate in bianco e nero. Con il colore è sopraggiunta anche l’esigenza di avvicinarsi, al punto di tagliare spesso i volti dei propri soggetti.
Ciò che lo cattura di Cuba, è la semplicità della vita, malgrado senta che le cose stiano cambiando, rimane affascinato dal forte legame che la popolazione nutre per i valori tradizionali. La sua attenzione si sofferma su momenti gioiosi, di compagnia, l’attimo scoperto e quello rubato. Molte delle persone rappresentate sono conoscenti, nelle sale è esposto anche un tenero ritratto della moglie Sissy ma la maggior parte delle scene di vita sono state catturate durante il cammino. Sono emozioni della quotidianità di Cuba, la spontaneità di un popolo che non si nasconde né si inibisce davanti alla camera e si lascia ritrarre con candore, sia nell’allegria che nella malinconia del momento. I cubani esprimono un atteggiamento bivalente, alcune foto sono ricche di gioia, in altre c’è molta durezza, una contraddizione che non fa che sottolineare che tutto fa parte della vita.
La mostra si conclude con le fotografie dei tre libri della Trilogia Cubana. Sono immagini emblematiche per l’autore, perché racchiudono metafore della società e dello spirito cubano: un uomo che galleggia sull’acqua come un Cristo in attesa della propria fine, alcuni viaggiatori come metafora di tutte le meraviglie da scoprire e, infine, il panorama di una passeggiata sul mare, quello che ritiene essere il loro muro di Berlino, il mare che parte per 90 miglia e li divide dal continente.
Bazan fotografa ancora Cuba, lì è tornato dopo dieci anni di assenza, sentendo l’esigenza di fotografarla ancora. Apparentemente, è nel suo destino. (Michela Sellitto)

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