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Curatela collettiva, per il corpo catarifrangente dell’arte, da Cucchi a Pistoletto. Stasera a La Pelanda

di - 5 Novembre 2012
Si intitola “Catarifrangenze” ed è il progetto di mostra finale messo in atto dagli studenti del LUISS Master of Art. Inaugura stasera a La Pelanda, con un curatore d’eccezione, Achille Bonito Oliva, che mette a confronto Enzo Cucchi e Michelangelo Pistoletto, Franco Losvizzero, Perino&Vele, Francesca Romana Pinzari e Pietro Ruffo, sotto la riflessione dialettica dei concetti di “etoronomia” ed “autonomia”; confronto che parte anche dalla Transavaguardia e dell’Arte Povera, correnti in grado di influenzare ancora intere generazioni di artisti. Abbiamo chiesto di più, cercando di capire come sia nato il progetto della mostra e come si sia vissuta questa esperienza di “curatela collettiva” tra i 24 giovani del Master. Hanno risposto alle domande di Exibart, Pia Lauro e Roberta Palma.
Partiamo dal progetto e dal suo tema: come è nato “Catarifrangenze” e con quale mission?
Pia Lauro: «Il progetto mostra nasce con l’obiettivo di far confrontare gli studenti del master con un’esperienza concreta come organizzare una mostra in ogni suo aspetto.
Partendo dal lavoro dei due maestri Cucchi e Pistoletto, la classe ha intrapreso un lavoro di ricerca sulle esperienze degli artisti di una generazione più giovane, individuando una rosa di artisti che, fatte proprie le esperienze ereditate dagli ultimi due grandi movimenti artistici italiani del novecento (Arte Povera e Transavanguardia), hanno sviluppato un percorso personale e del tutto autonomo. Da qui il titolo Catarifrangenze: il corpo catarifrangente percepita la luce la riflette trasformandola».
Roberta Palma: «Catarifrangenze è una parola-immagine che ci è sembrata dal primo momento molto forte ma adatta a restituire quello che vedevamo davanti a noi: un tentativo di risposta alle nostre domande sul panorama contemporaneo dell’arte. Dopo un anno di lezioni e approfondimenti volevamo, attraverso la mostra, dare forma e indagare formalmente queste complessità»
Autonomia ed Eteronomia, ovvero Cucchi e Pistoletto, Transavanguardia e Arte Povera a confronto. Come si rapportano le tensioni? Quali sono i geni comuni che si riscontrano e che proseguono che avete riscontrato ed evidenziato?
R.P.: «Autonomia ed Eteronomia sembrano essere due opposti imprescindibili nella storia dell’arte recente, sebbene tutti gli artisti riescano ad avere dell’arte una visione personalissima. La cosa interessante e allo stesso tempo problematica, è che, se con Arte Povera e Transavanguardia si cristallizzano teoricamente le due posizioni, oggi queste riaffiorano mischiandosi nelle nuove ricerche artistiche, coesistendo entrambe come attitudini ormai acquisite nel DNA artistico. Partendo da questi due concetti abbiamo stigmatizzato la loro relatività, scoprendo la complessità che le ricerche artistiche dei due Maestri comportano al di la delle appartenenze ai movimenti e le infinite possibili coniugazioni del verbo artistico nelle ricerche contemporanee».
Come avete vissuto questa esperienza di curatela collettiva? Quali sinergie si sono create, anche nel rapporto con gli artisti?
P.L.: «La curatela collettiva è la vera grande sfida di questo progetto. Se da alcuni il curatore collettivo può esser visto come un inutile spreco di energie, in realtà credo si tratti di un’esperienza attraverso la quale sia possibile confrontarsi e accrescere in modo esponenziale il proprio bagaglio personale. L’individualismo imperante degli ultimi decenni ha coinvolto e condizionato anche il mondo dell’arte, per poter arrivare ad una vera evoluzione di questo sistema, oggi è forse necessario tornare ad un dialogo critico tra i suoi protagonisti. Per curare il rapporto con gli artisti, la classe si è divisa in gruppi ad ognuno dei quali è stata affidata la curatela di un artista. Durante le riunioni settimanali ogni gruppo ha riportato la propria esperienza passo dopo passo, questo ci ha permesso essere a fianco degli artisti senza tralasciare alcun aspetto e coinvolgendo ognuno di noi nel percorso conoscitivo di ognuno di loro».
R.P.: «Conoscere artisti che si sono studiati sui libri, parlare da curatore ad artista, era qualcosa che sarebbe anche potuto rimanere un sogno. Chi possiede una certa sensibilità e vede personaggi come Cucchi e Pistoletto quasi inarrivabili, scoprire la loro normalissima umanità è forse l’esperienza più bella. Allo stesso modo avere la possibilità di lavorare con i giovani artisti rende davvero consapevole che è possibile far parte del mondo dell’arte in maniera attiva, creativa e propositiva, finalmente lontano dai libri . Gli artisti sembrano mantenere sempre una specie di distanza aurea di rispetto tra loro, e soltanto conoscendoli tutti abbiamo potuto completare il nostro quadro di curatori, verificando le differenze e correlazioni che trovavamo nelle opere».

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