Categorie: Fotografia

Other Identity #187, altre forme di identità culturali e pubbliche: Fabio Lovino

di - 11 Gennaio 2026

Tratta dall’omonima rassegna ideata dall’artista e curatore indipendente Francesco Arena, la rubrica OTHER IDENTITY – Altre forme di identità culturali e pubbliche vuole essere una cartina al tornasole capace di misurare lo stato di una nuova e più attuale grammatica visiva, presentando il lavoro di autori e artisti che operano con i linguaggi della fotografia, del video e della performance, per indagare i temi dell’identità e dell’autorappresentazione. Questa settimana intervistiamo Fabio Lovino.

OTHER IDENTITY: Fabio Lovino

Il nostro privato è pubblico e la rappresentazione di noi stessi si modifica e si spettacolarizza continuamente in ogni nostro agire. Qual è la tua rappresentazione di arte?

«L’arte rappresenta la massima elevazione dello spirito umano, già dai greci, e come tale ogni espressione artistica che abbia un pensiero creativo generante rappresenta anche una evoluzione personale continua, la mia rappresentazione dell’ arte è molteplice e variabile sempre essendo legato al pensiero ed alla quotidianità dell’ uomo, il nostro privato non è necessariamente pubblico, anche se esprimendosi attraverso dei media ovviamente c’è un rapporto ed una relazione pubblica, personalmente non cerco assolutamente nessun tipo di spettacolarizzazione del mio privato, anzi il mio approccio alla fotografia è più meditativo e metafisico che spettacolarizzato».

Circus, 2000 © Fabio Lovino

Creiamo delle vere e proprie identità di genere che ognuno di noi sceglie in corrispondenza delle caratteristiche che vuole evidenziare, così forniamo tracce. Qual è la tua “identità” nell’arte contemporanea?

«Le identità di genere mi fanno pensare alle Maschere di Pirandello, molti cercano ormai di creare delle maschere Avatar per ogni situazione, l’ unica traccia che vorrei lasciare è un segno riconoscibile nelle mie immagini o nei miei documentari, che può piacere ad alcuni ed altri no ovviamente, ma trovare il proprio segno e quindi una propria identità autoriale credo che sia l’ unico modo per sopravvivere ai tentativi di  omologazione ed il livello tendente  ahimè sempre più al basso ed la facilmente consumabile».

Rome november 2003 – Daniel Auteuil , french actor

Quanto conta per te l’importanza dell’apparenza sociale e pubblica?

«Personalmente ripeto non ho nessun interesse egotico e vuoto verso l’apparenza sociale ma invece più concretamente verso un impegno sociale».

Claudia Pandolfi, 2001 © Fabio Lovino

Il richiamo, il plagio, la riedizione, il ready made dell’iconografia di un’identità legata al passato, al presente e al contemporaneo sono messi costantemente in discussione in una ricerca affannosa di una nuova identificazione del sé, di un nuovo valore di rappresentazione. Qual è il tuo valore di rappresentazione oggi?

«Concretamente credo che l’arte ed il pensiero artistico siano in continuo movimento come i neuroni che fanno parte degli atomi e delle cellule che ci abitano,  la massa ha necessità di omologare ed identificare attraverso dei clichè che rendano tutti più inquadrabili dentro dei canali e quindi più tranquillizzanti ed allora poco artistici e provocatori, senza uscire dalla normalità non c’è progresso in nessuna forma di espressione artistica riguardo al plagio o riedizione o ready made, penso che tutti gli artisti abbiamo un profondo legame con il passato in quanto formazione del proprio pensiero ed espressione, ma questi come già detto devono poi arrivare ad un segno personale che ovviamente può rappresentare un rischio di accettazione da parte dei fruitori, non so quale possa essere “il valore” di rappresentazione».

Gianluca Vialli, 2005 © Fabio Lovino

ll nostro “agire” pubblico, anche con un’opera d’arte, travolge il nostro quotidiano, la nostra vita intima, i nostri sentimenti o, meglio, la riproduzione di tutto ciò che siamo e proviamo ad apparire nei confronti del mondo. Tu ti definisci un’artista agli occhi del mondo?

«Mi farebbe piacere se un’opera d’arte in qualsivoglia forma possa travolgere il quotidiano, al posto di distruzioni, morte ed un qualunquismo prettamente egoistico dell’ individuo,  sarebbe una meravigliosa utopia se l’ arte avesse questo potere, cioè se come un brano di Bob Marley potesse generare amore, pensiero ed un sentimento profondo di ribellione verso lo schiacciamento delle personalità, l’omologazione ed il sentimenti di paura verso “L’ altro” generati dalla società liquida».

Nanni Moretti-Pettini, 1994 © Fabio Lovino

Quale “identità culturale e pubblica” avresti voluto essere oltre a quella che ti appartiene?

«L’ identità culturale non credo viaggia parallelamente a quella pubblica, anzi in questi ultimi tempi spesso viene vista come un pericolo dalle istituzioni, penso che la mia personale identità culturale sia in perenne evoluzione spinta dalla mia curiosità per la vita ed il genere umano che mi pervade lo spirito, e non so veramente quale altra identità potrei avere vista la fatica ed il tempo che necessita costruirne già una».

Martin Scorsese 2015 © Fabio Lovino

Biografia

Nato e cresciuto a Roma, Fabio Lovino ha sviluppato una precoce passione per l’immagine che ha dato forma al suo innato talento creativo e gli ha permesso di affermarsi come fotografo. La sua energia coinvolgente e la sua spontaneità e capacità di entrare in relazione con le persone lo avvicinano al ritratto, dove queste qualità sono fondamentali per creare un rapporto intimo con chi sta davanti all’obiettivo.

Agli inizi Lovino, grande appassionato di musica, sceglie di lavorare con jazzisti e rockstar realizzando le copertine di molti dischi in Italia e all’estero: Mark Knopfler (Dire Straits) e Morrissey (Smiths), Elisa, Renato Zero, Fiorella Mannoia, Caparezza, Allevi, Max Gazzè sono tutti passati davanti al suo obiettivo.

Pi Keohavong-Pi at The pole, 2000 © Fabio Lovino

Negli anni però la magia del cinema cattura la sua attenzione e comincia a collaborare con le più importanti testate nazionali ed internazionali realizzando più di 130 copertine con ritratti delle grandi star del cinema. iO donna, Max, Elle, Vogue Pelle, Vanity Fair, Venerdì, Sportweek, Rolling Stone, Sunday Times Mag hanno pubblicato i suoi ritratti di De Niro, Al Pacino, Benicio del Toro, Terry Gilliam, Martin Scorsese, Sophia e F.Ford Coppola, William Dafoe, Isabelle Huppert, Tilda Swinton, David  Cronemberg, Ridley Scott, David Linch, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci, Nanni Moretti e molti altri. Davanti all’obiettivo di Fabio Lovino sono passati i più grandi registi, attori, attrici degli ultimi 30 anni.

Le sue fotografie sono state usate per campagne di brand famosi come Stone Island, Guru, L’Oreal, Flos e anche per campagne istituzionali per l’Accademia di Santa Cecilia, la Regione Lazio, la Regione Lombardia.

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