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Da MiArt a Miart: Art Now! Parte da Pierluigi Cerri l’operazione rilancio della fiera milanese

di - 6 Gennaio 2008
Un’innovazione che punta anche sulla propria rappresentazione grafica, anzi diremmo che parte proprio da questa, con un’immediata e chiara riconoscibilità, capace di esprimere la forte identità di un marchio quale MiArt è diventato per il pubblico e per gli addetti ai lavori. Si affida al grande architetto Pierluigi Cerri la fiera milanese, alle prese con una politica di crescita e rilancio che passa anche dal restyling dell’immagine. Con la nuova immagine coordinata, cambia anche il punto di vista nel quale MiArt si pone: MiArt sarà Miart: Art Now! Uno slogan per evidenziare l’attenzione alla vivacità del mercato artistico, alla dinamicità che lo contraddistingue, ai suoi cambiamenti rapidissimi, alle nuove frontiere esplorate dal mondo dell’arte, alle continue novità del mercato. La scelta di affidare il restyling a Pierluigi Cerri non è casuale. Il suo nome è da sempre legato a prestigiosi progetti, dal Salone del Mobile di Milano al Mart di Rovereto, da Palazzo Grassi a Venezia alla corporate identity di Prada Sport, alla progettazione di numerosi allestimenti nelle più importanti sedi espositive e museali tra cui Moderna Museet di Stoccolma, Musée d’Art Moderne e Centre Georges Pompidou di Parigi, Design Zentrum a Stoccarda e Berlino, Sogetsu Kaikan a Tokyo, Museo de Arte Contemporaneo di Madrid, Science Museum di Londra. Ha inoltre progettato la Fondazione Pomodoro a Milano e la sede della Triennale alla Bovisa. Resta ora da vedere se al restyling grafico e onomastico, seguiranno passi avanti sulla caratterizzazione della rassegna e sul suo posizionamento in un panorama in continua trasformazione…

[exibart]

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  • Bene il grande architetto, ma l'operazione giusta sarebbe soprattutto quella di limitare la partecipazione di tutte queste gallerie, troppe, soprattutto quelle dal sottobosco commerciale italiano, gallerie che non propongono mai niente di nuovo, tagliare il numero di mercanti e mercantacci, troppi operatori di Moderno Nazionale di basso profilo, che espongono opere che si possono trovare facilmente in tutte queste numerose fierucole sparse per la ns. penisola; aumentare l'area del Contemporaneo e di Anteprima, reclutando di più, con indubbia difficoltà anche fuori dall'Italia.
    Ma é possibile che Milano non riesca ad avere una fiera internazionale?

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