Categorie: Speednews

Da qui all’eternità. Al Centro Pecci, va in scena la “drammaturgia della dis-alienazione” di Jérôme Bel

di - 28 Aprile 2017
L’esposizione dura esattamente 73 minuti e 38 secondi. Un’estensione temporale alla quale deve essere aggiunta la manciata di infinito dell’esperienza individuale. A questo punto, il calcolo della somma sembra piuttosto semplice, “76’38’’ + ∞”, e il risultato è la mostra di Jérôme Bel, a cura di Antonia Alampi, che aprirà il 28 aprile al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci. Il Museo di Prato, che vuole indagare il carattere e le prospettive dell’atto performativo, inaugura la prima personale del coreografo francese imboccando la strada della sinestesia, della sovrapposizione tra le dimensioni e le percezioni.
«Come si fa a lasciarsi coinvolgere dalla potenza di questa disciplina in un luogo per definizione dedicato alle arti visive? E come si può mantenerne l’intensità per un periodo di tempo esteso quanto gli orari di apertura dell’istituzione? E come la danza interagisce con i rumori di fondo del museo, con la mobilità continua dei suoi visitatori, con la rigidità delle sue architetture? La domanda finale potrebbe essere: cosa “produce” il museo sulla danza? E, specularmente, la danza sul museo?», sono le questioni poste da Alampi.
A tali argomenti, che riguardano il linguaggio costitutivo dell’opera, la metodologia espositiva e i sistemi fruitivi, “76’38’’ + ∞” risponde con un percorso articolato intorno a cinque opere chiave, realizzate negli ultimi venti anni da Bel, coreografo di rilevanza internazionale e con esperienze al MoMA, alla Tate Modern, al Pompidou e a dOCUMENTA(13). Diaporama è uno slide-show che presenta l’archivio in fieri di Bel, mentre Shirtology propone una ricerca sul rapporto tra la cultura capitalistica e l’individuo, su quanto il brand influenzi il quotidiano. Al mondo della danza, visto da due lati opposti, sono dedicati due lavori: Vèronique Doisneau, che evidenzia l’alienazione causata dalla componente gerarchia e dalle condizioni di lavoro imposte nel contesto della danza classica, e Compagnia Compagnia, in cui un corpo di ballo composto da non professionisti di ogni età e provenienti dal tessuto sociale di Prato e della provincia di Firenze, demolisce gerarchie e convenzioni teatrali. Danzare come se nessuno stesse guardando è un’opera appositamente concepita per questa occasione: un ballo continuo per un/a solo/a ballerino/a, alimentato direttamente dal museo, dalla sua infrastruttura, dai suoi protocolli.
Così, la trama della mostra si svolge su una piattaforma temporale più che spaziale, seguendo cicli e ritmi, unendo componenti sceniche, gestuali e filmiche, con performance presentate ogni domenica e svolte ogni giorno durante l’intero orario di apertura del museo. Come assistendo a «un’opera senza fine realizzata per essere esperita dai pochi secondi all’eternità», dice Alampi.

Articoli recenti

  • Mostre

Per Vincenzo Schillaci, l’arte raccoglie il segno di un movimento perpetuo

Alla Fondazione La Rocca di Pescara, Vincenzo Schillaci presenta 20 opere inedite, tra stratificazioni pittoriche e nuclei in bronzo, per…

22 Febbraio 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #193, altre forme di identità culturali e pubbliche: Anna Karvounari

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

22 Febbraio 2026 9:30
  • Mostre

Corpo, forma, frattura, trasformazione. Malisa Catalani a Bologna

UNHUMAN, la personale di Malisa Catalani alla SimonBart Gallery di Bologna è in programma fino al 28 febbraio

22 Febbraio 2026 0:02
  • Attualità

Un’asta per il Rojava: gli artisti si mobilitano per sostenere la regione curda sotto attacco

Opere donate da artisti di diverse generazioni e provenienze diventano strumenti di intervento diretto in un contesto segnato da conflitto…

21 Febbraio 2026 21:52
  • Arte contemporanea

Quando la memoria si incrina e il tempo smette di scorrere: Andro Wekua a Milano

Nello spazio di sperimentazione Ordet, una mostra che trasforma il ricordo in architettura emotiva: sculture, film e collage per raccontare…

21 Febbraio 2026 18:00
  • Progetti e iniziative

Un nuovo modello di officina culturale: la Società delle Api a Roma

Ha inaugurato a Roma la Società delle Api di Silvia Fiorucci, un’apertura che segna l’avvio di nuove officine culturali, sintomo…

21 Febbraio 2026 17:00