È un tema dibattuto da sempre, ma che in questi ultimi anni di crisi economica e di contenimento dei costi e degli investimenti torna di gran moda: la dialettica tra città diffusa e città densificata. Tra l’infinità dei quartieri satellite e dei chilometri di villette a schiera modello Los Angeles e la concentrazione in verticale, modello New York.
Tra l’intervenire consumando suolo in larghezza o consumando panorama in altezza. Il tema ha percorso anche la
Biennale di Architettura ed è comparso in diversi padiglioni. Con due focus principali in due padiglioni che invitiamo tutti a visitare. Il primo è quello francese, ai Giardini, dove il curatore – l’archistar
Dominique Perrault – ha imbastito un discorso che considera la
Francia come una grande città diffusa e focalizza l’attenzione sui suoi principali “quartieri” (Parigi, Lione, Marsiglia, Bordeaux, Nantes…). Il secondo è quello di
Singapore, ben congegnato, dove la proposta è di quelle shock: a Singapore siamo in 6 milioni e mezzo, un millesimo della popolazione mondiale, dunque facciamo 1000 città sul modello della nostra e daremo una casa a tutto il mondo – dicono i curatori del progetto – consumando però (semplicemente moltiplicando per mille la superficie che oggi occupa Singapore) soltanto lo 0,5 della superficie del pianeta lasciando libero tutto il resto.
Quale sia la strada migliore è difficile dire. Facile affermare che la soluzione per uno sviluppo sostenibile e responsabile sta nel mezzo. No ai troppi grattacieli sul modello asiatico, ma no pure al consumo indiscriminato (e sovente abusivo) del territorio per la paura – o l’incapacità progettuale, visto che comunque le case le debbono costruire laidi palazzinari – di costruire in altezza. Insomma, no anche al modello italiano…
[exibart]
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Realtà & Utopia
La realtà è tremendamente evidente: la terra è l' unico pianeta dove il genere umano può vivere; è improbabile che in tempi accettabili si realizzino tecnologie tali da poter raggiungere eventuali altri mondi - sottolineo tuttora ipotetici - abitabili; la dimensione demografica della comunità umana mondiale cresce a ritmi tali da far ragionevolmente supporre che - salvo imprevisti "apocalittici" - con la sua impronta schiaccerà la natura. In proposito, è interessante la teoria formulata dall' architetto italiano Paolo Soleri dell' "Arcologi" dell' sue proposte progettuale e della sua, attuale, applicazione nell' iniziativa della comunità di Arcosanti in Arizona. Utopia, ma attualmente non mi pare che ci siano altre proposte serie oltre questa, avviata negli anni '50 del XX secolo, appunto dall' arch. Paolo Soleri.
Ermenegildo Galfo;nickname: ekphrasis; siciliano.