Periodo di vacche non magre, ma magrissime per le fondazioni veneziane. I tagli alla cultura di enti locali e governo hanno ridotto sul lastrico i fragili enti lagunari. Come già accennato tempo addietro da
Exibart, a subire le conseguenze più amare è per ora la
Fondazione Querini Stampalia che, come attività a latere della
Biennale di Architettura, è riuscita soltanto a produrre una raccolta di firme contro la sua malaugurata chiusura.
Debolissima anche la proposta della
Fondazione Bevilacqua La Masa: la mostra nello spazio principale della galleria a Piazza San Marco è una collezione di affiche pubblicitarie giapponesi degli anni recenti. Praticamente tutta la mostra, arrotolata, potrebbe stare in un tubo porta-poster. Buona, invece, l’iniziativa dell’apertura degli studi degli artisti residenti a Palazzo Carminati, nella zona di San Stae e Ca’ Pesaro, finalmente ristrutturato.
Alza, e di parecchio, il livello la
Fondazione Cini, sull’Isola di San Giorgio Maggiore. La mostra su
Piranesi è solo apparentemente in distonia con l’impronta ultra contemporanea della Biennale d’Architettura. Le incisioni del maestro veneziano che disegnò Roma (e non solo) sono state inserite in un percorso espositivo di grande innovazione, nel tentativo di collocare la figura del Piranesi il più possibile nell’attualità. Tra ricostruzioni tridimensionali al laser dei suoi progetti di interior design (grazie ad uno studio di Madrid), navigazione in 3d nelle sue
Carceri (grazie all’architetto Michele de Lucci) e confronto tra le sue rappresentazioni della Capitale e una serie di bianchi e neri del “giorno d’oggi” appositamente commissionati a
Gabriele Basilico.
[exibart]