Due sono i grandi elementi che caratterizzano la Biennale guardandola dal basso all’alto. Stiamo parlando della enorme scultura di Fabrizio Plessi all’esterno dei giardini che si nota da mezza città, e del padiglione austriaco assegnato quest’anno all’artista Hans Schabus (Watschig, 1970). Lo spazio del paese alpino -senza ombra di dubbio tra i papabili per il Leone d’Oro per la miglior partecipazione nazionale- si presenta completamente mutato rispetto all’architettura originale firmata negli anni trenta dal grande Jens Hoffmann. Una montagna, una vera e propria montagna austriaca ha ricoperto il padiglione lasciandone intravedere solamente gli angoli e gli estremi. E all’interno un sistema di tralicci e di scale permette di scalarla raggiungendone la sommità.
[exibart]
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