Certo, le code ci son sempre state. Ogni anno. Però, dopo tre giorni di opening lo si può dire, mai come quest’anno. Perché se è vero che nelle scorse edizioni erano uno o due al massimo i padiglioni della Biennale di Venezia che si contraddistinguevano per la fila all’ingresso, quest’anno le partecipazioni nazionali che si possono fregiare di questa option sono innumerevoli.
La fila più eclatante? Innanzitutto quella per vedere le opere della favoritissima Isa Genzken nel padiglione tedesco. Sabato mattina, in piena inaugurazione riservata alla stampa (ma purtroppo sono più gli artisti e gli appassionati che i veri giornalisti) la coda per entrare dai tedeschi, alle 10 del mattino, arrivava giù giù fino al padiglione russo.
Non vanno meglio le cose nel dirimpettaio padiglione francese, dove l’eccellente progetto di Sophie Calle è preso d’assedio da ben due file, con attese superiori alla mezzora.
Ma le colonne di pubblico non hanno risparmiato quest’anno neppure i padiglioni più piccoli e defilati. Come quello di Israele, dove non ci sono mai meno di venti persone in attesa, e quelli di Australia, Canada e Cecoslovacchia.
[exibart]
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Nei primi giorni tanta gente per vedere la Biennale??
Esticazzi! Pensa che la gente fare bene ad andare a vedere la Biennale.
...se la lunghezza della coda è un parametro per valutare i lavori esposti ora comprendo le assurde restrizioni di Germania e Israele, che nonostante le dimensioni dei loro padiglioni limitano gli ingressi a poche manciate di visitatori...