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Dal boom coreano al suicidio italiano. Opinione di Pierluigi Sacco, su Exibart.onpaper…

di - 21 Ottobre 2010
Un umiliante ruolo da osservatore inebetito mentre altri rievocano con entusiasmo la sua stessa identità culturale passata, ne prendono in mano il testimone, danno ad essa nuova vita e nuovo significato”.
Chi interpreta questo non certo invidiabile ruolo? L’Italia di oggi, secondo l’autorevolissima opinione di Pierluigi Sacco, che per il suo contributo sul prossimo numero di Exibart.onpaper – la rubrica Un Sacco bello – individua due cosi specifici a sostegno della sua lettura.
Il primo sta nell’attivismo che si sta registrando in Corea in vista del prossimo bicentenario verdiano, ed in generale in ambito operistico, un tempo dominato dall’Italia: il paese asiatico “produce da anni (con sempre maggiore efficacia e successo) un numero crescente di cantanti e musicisti classici di alto livello”, nota Sacco.
Per contro, dalle nostre parti non si fa che minacciare tagli indiscriminati ed acritici alla cultura: eppure – nota amaramente l’opinionista – “i nostri parlamentari caricano sul bilancio pubblico un costo giornaliero per gli affitti di uffici pari a 150 mila euro al giorno, 8 mila euro al mese a parlamentare. Quale ufficio (per un singolo parlamentare, tra l’altro) può ragionevolmente costare 8.000 euro al mese (al netto delle spese di segreteria che valgono altri 4.000 euro al mese per parlamentare, pagate a parte)?”.
Eppoi l’analisi, imperdibile anche se incline alla depressione diffusa, per noi… Ma vale la pena di approfondire, ai primissimi di novembre, per chi passi ad Artissima, nei giorni successivi, per chi avesse scelto la formula mi-abbono-lo-ricevo-a-casa…

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  • Sacco suona la solita canzone dell'italia arretrata solo perchè vorrebbe che i fondi devoluti alla TV (??? sua fissazione) vengano devoluti alla cultura, e in particolare a lui e alle sue iniziative. La cosa è legittima; il problema nasce quando in italia l'arte contemporanea non fa nulla per apparire interessante e appetibile; quando le opere e le mostre sembrano tanto delle prese in giro per giustificare un contorno, un entourage. Uno dei punti più interessanti del sensazionalismo anni 90 (alla cattelan ,alla hirst) è proprio quello di coinvolgere incidentalmente il pubblico; e allora forse arrivano anche gli sponsor, e come per la Tv, i finanziamenti. Sperando che a Mamma Goodwill si aggiungano anche il Papà e parenti. E invece in italia guardiamo e seguiamo rimbecilliti l'estero senza valorizzare e promuovere il meglio che c'è. Anzi speriamo che questo "meglio" non ci sia, perchè è molto più piacevole essere tutti sotto la sufficienza. Per poi ovviamente lamentarci. Quindi, caro Pierluigi, chi è senza peccato scagli la prima pietra.

  • Ecco, bravo, guardi la Corea, si inebri della Corea alla ricerca di Verdi. In Gran Bratagna si tagliano brutalmente i fondi per quella fumosa entità che ci ostiniamo a chiamare cultura. In tutta Europa si annunciano i tagli. Ma il filo-coreano pretende cose di altri tempi.

  • Sarò impopolare. I tagli alla cultura sono ossigeno per la cultura stessa. La cultura non è la sanità o i trasporti; si tratta di rinnovare quotidianamente l'urgenza che sta alla base della cultura. Tagli non significa che non ci siano fondi. I fondi che ci sono vanno bene. Il Rinascimento in Italia è nato perchè il mecenate costringeva l'artista a lavorare in una cappella due metri per due, lo costringeva al limite. Ma guardiamo anche solo l'esempio di Luca Rossi, considerato (leggo su questa rivista..) il migliore artista italiano di questo momento. Comunque sia ha fatto tanto con poco. La cultura non ha bisogno di tanto proprio perchè è tale. Quindi ben vengano i tagli, e chi si vuole arricchire facilmente si dedichi ad altro.

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