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Dal minimalismo americano al realismo nipponico, il Mart di Rovereto presenta il nuovo anno

di - 5 Febbraio 2019
La prima grande esposizione del 2019 rinnova il rapporto tra il MART, museo diretto da Gianfranco Maraniello e la Fondazione VAF, il cui orizzonte collezionistico abbraccia l’arte italiana moderna e contemporanea e ne tratteggia la varietà. “Passione. 12 progetti per l’arte italiana”, a cura di Daniela Ferrari e Denis Isaia, occuperà entrambe le gallerie dedicate alle esposizioni temporanee, dal 23 febbraio al 4 agosto 2019, al secondo piano, e dal 25 maggio all’ 8 settembre 2019, al primo piano.
Il percorso espositivo individua dodici linee di indagine sulla pittura e la scultura del XX secolo, con oltre 250 opere dei maggiori Maestri moderni e contemporanei: Medardo Rosso, Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Massimo Campigli, Felice Casorati, Renato Guttuso, Ettore Colla, Agostino Bonalumi, Giuseppe Uncini.
Tra i dodici progetti di Passione spicca la prima tappa del Premio VAF assegnato dalla Fondazione tedesca ad artisti italiani under 40. Venerdì, 15 marzo, in occasione della preview della mostra che vede esporre i finalisti di questa edizione, verrà proclamato l’atteso vincitore. I partecipanti sono Nico Angiuli, Davide Balossi, Giulia Berra, Martina Brugnara, Nina Carini, Federica di Carlo, Andrea Fontanari, Giovanni Gasparro, Silvia Giambrone, Emanuele Giuffrida, J&Peg, Dario Maglionico, Domenico Antonio Mancini, Michele Parisi, Susanna Pozzoli, Tania & Lazlo.
Il 28 settembre aprirà “Ars Nipponica. Maestri della pittura giapponese del primo Novecento”, a cura di Tadashi Kanai. Dopo le mostre dedicate ai divisionisti, a Sironi e a Boccioni, al Realismo Magico e a Novecento Italiano, un nuovo approfondimento è dato dal confronto con la pittura figurativa moderna nel Giappone del primo Novecento e con quegli artisti nipponici che, dopo un soggiorno in Europa, recuperarono e reinterpretarono gli stilemi italiani ed europei. Con circa 60 capolavori provenienti da musei giapponesi e raramente visti in Europa, Ars Nipponica rappresenta l’evidenza visiva di incontri, reazioni e assimilazioni di culture differenti, suggerendo un pluralistico e variegato “ritorno agli ordini”, che consente una riflessione sulla storia stessa della pittura del primo Novecento.
Sarà poi affidata alla curatela di Germano Celant la più grande esposizione mai presentata in Europa, dedicata all’americano Richard Artschwager. La mostra, in apertura il 12 ottobre, è stata realizzata in collaborazione con il Guggenheim Museum Bilbao, dove poi sarà anche esposta. Volta alla comprensione dello spazio, degli oggetti quotidiani e della percezione, la poetica di Artschwager si è imposta come un unicum nell’arte del secolo passato. Le sue opere affrontano la rappresentazione di strumenti utilitari riprodotti con materiali industriali come la formica, il celotex, la pittura acrilica, l’alluminio. A questi aspetti fondanti si aggiunge l’attenzione alla forma geometrica pura e all’illusionismo pittorico. Il risultato sono pitture e sculture che sospendono le categorie dell’immagine e degli oggetti in un limbo fra lo spazio che fisicamente occupano, l’utilità a cui rimandano e la rappresentazione artistica.

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