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Direttore a vita? No, grazie. L’artworld genovese in campo per Villa Croce…

di - 21 Novembre 2010

Loro continuino pure a fare queste porcherie, ma devono capire che la società civile non dorme e se n’è accorta”. Così si sfogava recentemente con Exibart un noto gallerista genovese, riferendosi alla gestione degli spazi espositivi pubblici sotto la Lanterna, e in particolare a Villa Croce (ma anche a Palazzo Ducale).
Ora dalle parole si passa ai fatti: in vista della scadenza dell’incarico dell’attuale direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Genova, la Pinksummer, una delle più accreditate gallerie internazionali con sede nella Superba, decide di alzare la testa e chiedere che venga emendato un regolamento passatista e offensivo nei confronti dell’arte come quello vigente, che prevede una nomina interna alla pubblica amministrazione di un funzionario in qualità di futuro direttore a vita.
Come se una galleria civica fosse un ufficio delle poste (senza nulla togliere…). Genova sa fare molto di più, quindi tutti coloro che tengono alla crescita di questo bello spazio e a un vero ingresso della città nel circuito del contemporaneo internazionale, con i suoi standard di valutazione del merito e con il pieno rispetto delle professionalità, sono invitati a firmare per richiedere l’istituzione di un concorso pubblico.
Ciò garantirebbe un direttore professionalmente riconosciuto sulla base alla presentazione di un progetto e di un curriculum adeguato. La durata temporanea, e non a vita, dell’incarico metterebbe Villa Croce al pari dei grandi musei internazionali.
E visto che ci siamo, Pinksummer chiede trasparenza nelle modalità del concorso e ufficializzazione delle risorse economiche destinate al Museo. Magari per vedere anche se la sovranità (sul Museo) è del popolo (dell’arte). Sempre che la voglia… (nicola davide angerame)

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La raccolta di firme online
appellovillacroce.splinder.com

[exibart]

Visualizza commenti

  • Posso essere per molti aspetti d'accordo ma almeno la Solimano ha rilanciato sul piano della qualità un Museo che era morto dalla nascita..poi non mi pare proprio l'unico caso del genere in Italia

  • Perché cambiare i vertici di un istituto che funziona? La qualità delle iniziative di Villa Croce è di prim'ordine. Alla base dell'attività di Sandra Solimano vi sono anni di esperienza ed un progetto coerente e ben definito che ha fatto di questa istituzione un punto di riferimento culturale di livello nazionale.
    Perché voler fare di Villa Croce un ennesimo boccone ambito da direttori di moda "mordi e fuggi"? Ne ucciderebbero lo stile ed la personalità. La ridurrebbero rapidamente a uno dei tanti poli di un sistema che sta bruciando denaro pubblico esaltando senza pudore un mercato di artisti di moda.

  • Dire che Villa Croce è una realtà del panorama nazionale mi pare una evidente sopravvalutazione. La risonanza degli eventi al di fuori del suolo cittadino è pressapoco nulla.
    Rispetto alla terrificante gestione precedente la Dottoressa Solimano ha sicuramente migliorato la situazione, anche se ha gestito il Museo seguendo le sue evidenti inclinazioni per tutto quello che è accaduto negli anni '70 dimenticandosi, quasi totalmente, la contemporaneita.Benissimo. Ora è il momento di verificare se qualcuno più idoneo esiste ed è interessato all'esperienza. Lo sbaglio sta proprio nel concetto di direttore a vita. Il rischio è di diventare il feudo di qualcuno che puà permettersi di vivacchiare senza ne stimoli ne verifiche al suo operato...non ci si può accontentare solo per paura che il nuovo sia peggio.

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