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Dopo l’abbuffata c’è la grande bevuta! A Verona va in scena l’ebbrezza e la storia dell’uomo, con “Arte e Vino”

di - 19 Marzo 2015
Si intitola “Arte e Vino”, e dal prossimo 11 aprile fino a Ferragosto occuperà gli spazi della Gran Guardia a Verona.
Una mostra tematica, promossa da una serie di istituzioni che portano i nomi di Comune e fiera di Verona, provincia di Trento, Skira, fondazione Cariverona e ovviamente Vinitaly, con un’altra innumerevole serie di sponsor e un comitato scientifico che porta i nomi di Antonio Natali, Carlo Bertelli ed Eugenio La Rocca solo per citarne alcuni.
Insomma, dopo l’abbuffata con il cibo, si beve! In compagnia di bronzi etruschi, ma anche di Tiziano, Luca Giordano, Mazzoni, Guidobono, Tiepolo, e una piccola attraversata nel moderno con Depero, Guttuso e Morandi.
Gongola il sindaco di Verona Flavio Tosi, non solo perché la mostra arriva subito dopo Vinitaly, riportando al centro il connubio in città tra arte, turismo, ma anche per una «Vicinanza al tema di Expo non solo offrendo l’Arena e la lirica tutte le sere, ma un’esposizione-simbolo di un territorio più ampio». Già, perché la città scaligera è il primo centro italiano per la produzione del vino, nonché terzo capoluogo più visitato d’Italia nella regione con più afflusso di visitatori della penisola.
E così si costruisce una nuova esposizione, assolutamente congeniale e che potrebbe essere una rivelazione in quanto alle visite, dato il tema decisamente popular, e che – ricorda il Presidente di Verona – è una delle eccellenze italiane.
Non è un caso, infatti, che proprio Vinitaly avrà un padiglione a Expo, con un altro titolo altrettanto convincente per il grande pubblico: “Vino. The taste of Italy”.
Una filiera insomma, dalla vite alla tela, con una serie di prestiti che vengono dal 60 per cento di musei italiani e di una serie di artisti che, si rimarca in conferenza stampa stamane, “che anche se stranieri sono passati dall’Italia e hanno assaggiato il nostro Chardonnay”.
Annalisa Scarpa, curatrice insieme a Nicola Spinosa, racconta di una genesi di mostra pensata «Per curiosità e avendo Verona come sede per le sue caratteristiche, che induca anche l’andare a scoprire i musei da cui le opere provengono». Sull’affermazione che tre anni fa, quando si è cominciato, non si pensasse a Expo abbiamo qualche dubbio, mentre pregevole appare il lavoro di ricerca dei pezzi: «Le opere vengono da collezionisti privati, anche un po’ orsi, ma che sono stati generosi».
Nella mostra, divisa per tre sezioni (Suggestioni, Sacro, Mitologia) anche una serie di oggetti, per un confronto specularmente con le opere.
«La storia del vino è la storia dell’uomo e la storia dell’uomo e anche quella dell’arte. La componente vino-vita è sempre stata fortissima e più l’immaginazione che deriva dal buon vino è fantasiosa, più l’immagine dell’arte è forte, fantastica, filosofica. Questa esposizione vuole essere questo: un commento di-vino (e d’arte) alla storia dell’uomo (e dell’arte)», sono state le parole di Spinosa. Di questi tempi, con tutta l’enologia “artistica” quotidiana, forse un bel tributo ci voleva. E ancora una volta, cin cin!

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