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Dove vai se il bando non ce l’hai? la situazione paradossale del Macro e del Cinema America

di - 16 Febbraio 2018
Un cast stellare, che comprende attori e registi come Gabriele Muccino, Checco Zalone, Luca Zingaretti, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè, Bernardo Bertolucci, Dario Argento, Paolo Sorrentino, Ferzan Özpetek, Francesca Archibugi, Mario Martone. Peccato che non siano i crediti di un film ma solo alcuni degli oltre 60 firmatari della richiesta di dimissioni di Luca Bergamo, vicesindaco di Roma e assessore alla Cultura della giunta pentastellata capitolina. Tutti nomi legati alla settima arte, perché il casus belli è il Piccolo Cinema America, l’associazione culturale composta da giovani tra i 18 e i 25 anni che, dal 2012, non senza difficoltà, ha rivitalizzato la vecchia sala cinematografica di via Natale del Grande, nel cuore di Trastevere, trasformando un luogo abbandonato da tempo in un aggregatore culturale frequentato da centinaia di persone e da molti nomi influenti dello spettacolo, come, tra gli altri, Nanni Moretti, Carlo Verdone, Elio Germano.
Tra le varie attività proposte dall’associazione, vi è anche una rassegna gratuita all’aperto, nella prospiciente piazza S. Cosimato e proprio l’uso di questo luogo è stato l’epicentro della caldissima polemica, visto che un bando pubblicato dal Comune mette in concessione lo spazio per il calendario dell’Estate Romana 2018 ma solo «per attività a basso impatto acustico» da svolgersi «non oltre le ore 24 nei giorni feriali» mentre nei festivi «fino alle ore 2» per manifestazioni che «non prevedano emissioni sonore o facciano ricorso a tecniche di assoluto abbattimento acustico». Da qui la decisione di trasferire le attività in periferia, «Siamo pronti cari amici, noi ce ne andiamo! Questa estate daremo vita a nuovi focolai di resistenza culturale ad Ostia, Valle Aurelia e Tor Sapienza», hanno detto i ragazzi del Cinema America.
Insomma, la situazione era già tesa e a soffiare sul fuoco è stato un post pubblicato su Facebook da Gemma Guerrini, consigliera del M5s, che ha smontato la tesi della gratuità degli eventi proposti dall’associazione, assegnataria delle remunerazioni di diversi bandi pubblici. Guerrini ha citato anche gli appoggi politici di cui godrebbe l’associazione, «che compare nell’elenco del registro delle imprese della Camera di Commercio di Roma» e sarebbe «supportata sin dal suo nascere dai nomi più in vista del gotha politico del PD». «Siamo partiti da soli, finanziandoci con le donazioni di abitanti, professionisti e negozianti della zona ma la manifestazione è cresciuta e per invitare ospiti come l’iraniano Asghar Farhadi, che ha vinto due Oscar negli ultimi cinque anni, dovevamo crescere anche noi», ha spiegato Valerio Carocci, tra i promotori del Cinema America.
E poi Guerrini ha puntato il dito contro il feticismo insito nel guardare vecchi film. Evidentemente, la consigliera non gradisce la programmazione d’essai, soprattutto se il volume è troppo alto, visto che abita proprio dalle parti di piazza S. Cosimato, risultando anche tra i 22 firmatari, su circa 3mila residenti, di una petizione nella quale si chiedeva una rigida regolamentazione dell’uso dello spazio. Ma il clamore suscitato dal post social è stato ben più efficace nello smuovere gli animi, al punto che praticamente tutto il cinema italiano si è compattato, per chiedere le dimissioni di Bergamo, accusato di «palese inadeguatezza» nella gestione culturale capitolina. Questa incertezza nel trattare la questione viene a pochi mesi dalla querelle Macro, della quale abbiamo già scritto molto e che continuerà a far parlare ancora a lungo. E visto che siamo in tema bandi, chissà per quale motivo, in quel caso, per la gestione del complesso museale, non ne sia stato pubblicato alcuno. Eppure, in entrambe le situazioni, parliamo di laboratori culturali provenienti da occupazioni abusive. Solo che alcune sono premiate e dalla periferia vengono in centro. Altre devono fare il percorso inverso.

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