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Due nuovi “Leoni” alla carriera alla Biennale di Venezia. Il riconoscimento a Pierre Boulez per la musica e a Luca Ronconi per il teatro

di - 21 Maggio 2012
Il direttore d’orchestra Pierre Boulez e il regista Luca Ronconi sono i due nuovi “Leone d’oro” alla carriera per i settori Musica e Teatro della Biennale di Venezia. Il riconoscimento, proposto dal direttore Ivan Fedele per la Musica e Àlex Rigola per il Teatro, è stato accolto dal CdA della Biennale. La consegna del premio a Buolez avverà in occasione durante il prossimo 56esimo festival di musica contemporanea (dal 6 al 13 ottobre prossimi), mentre Ronconi raccoglierà la statuetta durante il Laboratorio Internazionale delle Arti, dal 4 al 12 agosto.
Buolez, classe 1925, ha diretto le più grandi orchestre del mondo, dedicandosi dagli anni ’50 a esperimenti di Musica Concreta. Dal 1971 al 1975 è stato direttore permanente dell’orchestra sinfonica della BBC, periodo durante il quale diresse anche la Filarmonica di New York. Le sue ultime composizioni sono Sur Incises, prima esecuzione assoluta al Festival di Edinburgo nel 1998 e Derive 2, di cui l’ultima versione è stata data nel luglio 2006 al Festival di Aix-en-Provence. Ronconi, nato nel 1933, è stato alla testa delle maggiori istituzioni teatrali italiane, a partire dalla Biennale stessa, di cui ha diretto i Settori Teatro e Musica negli anni caldi tra il 1975 e 1977, ed è stato direttore artistico dei Teatri Stabili di Torino, Roma e Milano, fondando nel 2002 il Centro Teatrale di Santa Cristina a Gubbio, dedicato all’alta formazione di attori professionisti.
Fedele, parlando del premio a Boulez ha ricordato: «Questo “Leone d’Oro” va ad un artista che ha attraversato la storia della musica contemporanea offrendo al mondo intero composizioni considerate, dai musicologi e artisti di tutto il mondo, veri e propri capolavori della modernità». Rigola invece, di Ronconi, ha parlato di un talento che ha saputo trasmettere il proprio sapere da generazione a generazione, facendosi guida per tanti giovani allievi. E ancora: «Il rinnovamento del linguaggio scenico operato da Ronconi ha lasciato un’impronta anche nel campo della lirica, dove il regista ha affrontato i grandi autori classici insieme a compositori meno frequentati del periodo barocco e ai contemporanei».

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