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Caro LorenzoMarras,
Siamo tutti coinvolti, certo. In italia non si perdona mai il successo. E' veramente molto divertente. Prima delle dichiarazioni positive di alcuni operatori autorevoli Luca Rossi era un frustrato e invidioso e acclamato da tutto un sottobosco di sedicenti artisti e aspiranti al sistema. Poi, dopo certe dichiarazioni, Luca Rossi è criticato da tutti: dal sistema che critica e anche da alcune figuri silenti che aspirano al sistema e vedono in Rossi il successo che loro non hanno ottenuto. Detto questo a me non importa nulla di fare l'artista. Non saprei neanche cosa portare dentro l'ennesimo spazio espositivo autorefereziale, molto meglio un soggiorno in una SPA.
Credo che l'arte,soprattutto se contemporanea, debba riappropriarsi di una certa autenticità. E gli artisti dovrebbero mettere in discussione il loro ruolo silente ed autoreferenziale. Invito al blog per maggiori dettagli.
Gentile Signora, o, Signorina Francesca Tutti i sistemi per il fatto di essere tali sono malsani ed il perche' è anche ovvio, in linea generale essi implicano disciplina obbedienza e cosa ben peggiore perche' frequente e direi inevitabile "conformismo".
Io e Lei ma anche altri , ne facciamo parte (non è il caso che faccia degli esempi). Tornando al tema di casa, o meglio al "sistema" arte posso tranquillamente farLe constatare che nuovamente io , lei, Rossi RC e altri pinco pallino .. ecc ecc per il fatto di commentare qui in questo spazio (anche se ci fa orrore pensarlo) NE FACCIAMO PARTE... chi naturalmente per sciocca ambizione di fregiarsi con un x y curriculum artistico di una inutile patacca... chi per ambizioni teoretiche ...chi semplicemente per curiosita' ...chi come Rossi per stupide , e me lo lasci sottolineare inoffensive ambizioni di ""eversore"" del di Lei citato sistema (cricca del quartierino) chi anche per puro lavoro , mi riferisco agli operatori in senso stretto , chi per puro denaro... ecc ecc ecc .
Dunque Non esiste un "fuori" e non esiste un "dentro" , non stiamo parlando di una banda di grassatori che sta fuori una banca cercando di penetrare all'interno per arraffare il bottino .
questo glielo dico perche' parlando del Rossi Lei non puo' abusare delle parole per rappresentare un fenomeno " ROSSI " come presenza (presumo interprendoLa antagonista del sistema) in grado di indicare una via nuova rispetto a quelle conosciute e a quanto parte IMPERATIVE per il loro carattere di monoliticita'.
ROSSI non solo fa parte del sistema ma ne è assorbito; quando viene invitato a scrivere su Flash Art cosa crede Francesca, lo facciano per cortesia o per buone maniere ? lo fanno perche' lo riconoscono gli appiccicano una bella medaglia di "rompicoglioni" di comodo e tutto FA BRODO .Ecco creato il personaggio ROSSI . Perche' scusi per Basquiat la cosa , forse cambiava ? era di colore, tossicodipendente sfaccendato ed altro.. era fuori ..uno sfortunato della societa'.. ecc ecc ecc è bastato qualche disegnino da bambino colorato.. ed una sfrenata ambizione per creare L'ARTISTA NERO . vabbe' Rossi non è sicuramente BASQUIAT.
Mi scusi , lascio perche' il SISTEMA mi chiama.
La saluto .
Rossi, parliamoci chiaro e non giochiamo , non dico con le parole ma con la parola.
Innanzitutto lascia che ti dica che il SUCCESSO FA SCHIFO. Te lo dico questo perche' leggere cosi' da te (non ti sei accorto ma hai usato una forma qualunquistica) dimostra ancora di piu' che la tua presunta Alterita' rispetto a quelle solite pratiche artistiche che tu ritieni obsolete, autorefenziali e superate è piu' esteriore che autenticamente provata.
e ora ne hai dato la prova. Il successo fa schifo sia come concetto sia anche come dato acquisito ovvero colto nella sua realta', perche' il successo uccide la persona, la sua intimita' interiore e lo costringe a guardare sempre piu' il fuori che il dentro - il Successo , Rossi, ESPONE ... e mi meraviglia che tu che abbia letto Agamben che sul tema della esposizione al mondo ha scritto pagine molto belle , sia esordito con una frase cosi' , francamente BRUTTA.
Rossi, tu non sei l'imputato di questo blog. Io non sono il tuo giudice. Tu Rossi NON hai nessuna colpa e te lo dico perche' la colpa, Rossi, è divina.
Dunque Rossi, auguro a te il meritato successo .
Massimo Gioni è avvertito.
Buona serata Rossi.
Bernabei, lei straparla, forse sta troppo davanti al televisore.
rispondere a una domanda con un'altra domanda (ovvero omettere di rispondere, forse perché non si sa che dire) è un espediente veramente patetico, ancorché molto praticato su queste pagine, e sugli schermi televisivi, certo.
In Italia, in questi ultimi vent'anni, le tensioni sociali e lo scontro politico hanno messo in crisi le strutture artistiche e la loro stessa funzione. Alcuni noti artisti italiani (discutibile sul piano dei contenuti) al culmnine del successo critico e commerciale, hanno assunto posizioni conservatrici nei riguardi della loro condizione professionale. Non si sono affatto sottratti alle leggi e al mercato dell'industria culturale globalizzata. Una buona parte di artisti italiani inseguono la chimera del successo, per vendere oggetti. Altri, continuano ad emulare ricerche estetiche del secolo scorso, o inutili esercizi di provocazioni salottiere. E' del tutto assente, un'organica contestazione del sistema malato della comunicazione artistica contemporanea. Mancano nuovi modi e strumenti di diffusione della cultura e dell'arte, basati su progetti liberi e non condizionati dal mercato e dal potere politico. Progetti, capaci di incidere concretamente sulla società che si vuole cambiare. Come diceva M. Duchamp: (per essere artisti, non è poi, così necessario produrre oggetti per il mercato). Se da una parte il sistema tecnologico della rete globale diffonde e amplifica l'informazione di massa della cultura e dell'arte, dall'altra, si assite impotenti allo svilimento delle potenzialità comunicative dell'arte. Sembra, che nessuno artista, si faccia carico di queste contraddizioni. Eppure, gli studenti i lavoratori conducono una lotta per una cultura di valore, non televisiva o di massa, col fine di realizzare, un'ipotetica società, liberata dallo strapotere di caste culturali, baronali e piccoli borghesi opportunisti che imperversano in questa povera Italia.
Angela, Di qualcosa di sinistra!
Non si tratta di sinistra o di destra. La Riforma Gelmini ede profondamente gli esperimenti fatti sulla formazione artstica unniversitaria, a meno che i decreti attuativi non la modifichino almeno in parte. Infatti, al contrario di quanto si comunica normalmente, con la riforma il potere passa assai più di prima ai cosiddetti baroni, ovvero professori ordinari (e di arte contemporanea ce n'è assai pochi): tutte le decisioni importanti, che un tempo erano condivise con i docenti associati, verranno prese dal vertice della piramide. L'andamento piramidale dell'università risulta assai accentuato dalla rifoma stessa. I professionisti (cioè artisti e curatori internazionali) sono di fatto esautorati dalle decisioni e soprattutto viene molto diminuita la loro presenza, come non ha mancato di sottolineare anche il presidente Napolitano: l'università dovrà avere un 70% di docenti "strutturati" e i contrattisti vengono quindi ridimensionati per numero, anche laddove si trattava di contratti di eccellenza fatti a persone di qualità riconoscosciuta. Cosa che per il made in Italy complessivo è un passo indietro, perchè non si imparano moda, design, arti visive e performative dai soli professori di carriera. Per quanto mi riguarda, il corso che ho impostato e dirigo da dieci anni all'Università Iuav di Venezia, un esperimento pilota che si ispira a quanto accade nelle università anglosassoni di fine arts, viene messo in profonda discussione. Si ritorna insomma ai tempi in cui l'istruzione artistica veniva ghettizzata in luoghi "minori" , quasi che per l'Italia il campo delle arti visive fosse appunto da considerarsi minore o minorato (sono state infatti ratificate istituzioni come gli Ied e il Cepu con un decreto superrapido il 13 dicembre), mentre a noi "vere" università resta da rispettare un numero di vincoli che ci impediscono la necessaria flessibilità. Questo va nella direzione di una progressiva facilitazione per gli enti universitari o pesudounivesitari privati, con lesione evidente del diritto allo studio (dati i costi di queste strutture private), Purtroppo il mondo artistico non manifesta grande attenzione agli aspetti della formazione, che invece stanno alla base del nostro arretramento come sistema-paese anche nelle discipline che ci vedono tradizionalmente protagonisti.
In un colloquio con il sottosegretario Pizza, circa un anno fa, ho avuo assicurazione che ci sono piccoli spazi di manovra per potere ottenere una sorta di statuto speciale per le facoltà più legate, appunto, agli ambiti creativi, ma la mia posizione di semplice docente associato non mi consente di fare di più. Invece di discutere di piccole cose credo che queste pagine dovrebbero porsi seriemanete il problema di DOVE VA L'ISTRUZIONE ARTISTICA.
Cara Angela, pensi che abbia senso proporre una formazione artistica a giovani che saranno futuri disoccupati o precari? Prima o poi le rendite dei nonni finiranno e i giovani dovranno lavorare. Non credi sia meglio creare prima le condizioni affinché questi giovani non siano disoccupati?
Dal mio dialogo con Micol Di Veroli: "La presenza di un'opinione pubblica alfabetizzata, interessata ed appassionata porterebbe maggiore meritocrazia e più denaro. Quì non si tratta di capire le mostre di arti visive, ma di formare un coscienza e una sensibilità che poi si riflettono nell'archietettura, nella politica, nel quotidiano, nella cultura e nella società." Contraddirsi è segno di elasticità.
Caro Luca Rossi
Il pubblico a cui penso io non e' certo quello che si iscrive alla Iuav. Quelli dovrebbero essere i futuri addetti ai lavori.