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Elmgreen & Dragset, annegati nelle acque (della Biennale) di Venezia…

di - 11 Luglio 2009

Alla Biennale di Venezia un caso eclatante di “Vedo doppio”, applicato alle opere anziché alle persone. L’installazione Death of a collector (2009) – del duo scandinavo Elmgreen & Dragset -, che tanto ha smosso le acque in Laguna, ha scosso un po’ meno il popolo dell’arte scaligero.
A far da cuscinetto la sensazione di dejà vu nel rivedere di nuovo un manichino “annegato” in piscina. Sì, perché esattamente nove anni prima di questa Biennale, Robert Gligorov, per la sua personale Prime Crime alla galleria La Giarina di Verona, aveva ricreato la scena del delitto in cui il 3 luglio 1969 aveva perso la vita Brian Jones, uno dei fondatori dei Rolling Stones, pochi mesi dopo esser stato estromesso dalla band per divergenze col gruppo.
L’opera del 2000 s’intitolava Like a Rolling Stone: che sia da interpretare come un monito del sistema dell’arte al collezionista autarchico? Fatto sta che ignorare il precedente, tanto da non diversificare nemmeno di un tono di capelli l’installazione, è sembrato poco elegante e “inammissibile per artisti di tale calibro“, secondo la gallerista Cristina Morato.
E che dire del fatto che nessun addetto ai lavori se ne sia accorto (salvo un quotidiano e la stampa locale)? Persi in un metro d’acqua… (beatrice benedetti)

[exibart]

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  • sono cose che capitano (quando si lavora sul sensazionalismo e si passa da piccolo scalpore a piccolo scalpore, senza che l'artista abbia una sua identità).

  • la cosa ridicola è che se lo fa gligorov ai signori dell'arte non interessa se lo fa uno di questi artisti sponsorizzati dal sistema è un capolavoro...che pagliacciata proteta dal buon de carlo

  • Coincidenze o identità di "trovate" non bastano a qualificare (anche negativamente) l'artista. L'arte non coincide con un'idea o meglio con una sola idea. Il fatto che una parte dell'installazione del duo rimandi ad un lavoro di nove anni prima non mette in alcun dubbio la totalità del padiglione di cui "il cadavere" in piscina non è che una componente. Sarebbe come dire che il primo pittore che ha ritratto un'odalisca o il primo scultore che ha scolpito una Venere possano qualificarsi come artisti e tutti gli altri no. Tutta la storia dell'arte è fatta di richiami, di rimandi e di continuità, forse nessuno in questo caso lo ha fatto notare perché non ha alcuna importanza.

  • I primi a dare questa notizia sono stati i giornalisti di http://www.arslife.com, che l'hanno poi passata al Corriere. Exibart dovrebbe prestare maggiore attenzione ad indicare le giuste fonti, la competizione selvaggia uccide le professionalità.

  • Mi dispiace per Gligorov, ma chi la fa l'aspetti. Sfogliatevi qualche catalogo dell'artista macedone e noterete che di plagi più o meno grandi la sua carriera ne è piena. Ma il problema rimane che di queste stronzate fatte di ideuzze rubate da spot o da scene di. CSI in questo caso, il mondo ne è pieno e francamente di fronte a queste opere la prima cosa che al pubblico viene da dire è: ... E poi? Che ci vuoi raccontare? sti cazzi? Ma chissene frega dell'ennesimo affogato... Del milionesimo pupazzo impiccato o la ventesima versione di teschio con diamanti fatta da hirst o da bolla o chissà da quanti ancora... Qui non si parla più di arte e la sua sacralità o il suo ruolo di prevedere i linguaggi del futuro, questa è una guerra impari tra arte e mondo pubblicitario, dove l'arte in questo momento è destinata a perdere non costruendo più pensiero e sempre più raramente facendo cose belle sotto l'aspetto emozionale. L'arte per comunicare anche Vita e non solo morte, sesso e religione... Nel modo più ovvio, ovvero spettacolarizzando e dissacrando con queste idee da spot della carne simmental.
    Per chiudere... Ciavete rotto i coglioni! Fateci emozionare o almeno fateci fare 2 risate e non prendetevi troppo sul serio perchè noi vi prenderemo per il culo e alla fine rimarrete da soli... Dove ve la canterete e suonerete!

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