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Eni non fa il regalo di Natale a Milano? Ci pensa la Rinascente, che porta a Palazzo Marino la Madonna Esterhazy di Raffaello

di - 5 Ottobre 2014
Chiusa una porta, si apre un portone. Ma se la porta chiusa era la ricchissima sponsorizzazione di Eni, che da diversi anni portava nella Sala Alessi di Palazzo Marino di Milano un capolavoro proveniente dai più grandi musei del mondo (come è stato per la Madonna di Foligno lo scorso anno, o la natività di Georges De La Tour nel 2012), allora è dura trovare un portone.
Quest’estate Eni aveva dichiarato che non avrebbe abbandonato né la cultura né Milano, ma a pochi mesi da Natale è difficile credere alle favole, e gli uffici alla cultura del comune avevano già ventilato il problema il mese scorso.
Come è possibile far mancare a Milano una tradizione ormai consolidata, gratuita, e che richiama migliaia e migliaia di visitatori, proprio il Natale prima di Expo?
Eppure al Comune non si sono dati per vinti, nonostante la manifestazione richieda tempo, e denaro: bisogna autorizzare il trasferimento dell’opera, preparare l’allestimento della sala, definire i termini dell’assicurazione, lanciare l’evento. Dite poco?
Ebbene, stavolta Milano ha fatto veramente “l’eroe”, andando a scovare una chicca di Raffaello dal Szépművészeti Múzeum di Budapest, prossimo alla ristrutturazione e quindi disposto al prestito. Ma chi ci ha messo denaro sonante? La Rinascente, il più celebre e “affezionato” store della città, insieme a un secondo sponsor che ancora resta misterioso. Bye bye Eni, insomma, forse senza troppi rimpianti, almeno in questo caso. Visto che anche quest’anno Palazzo Marino e la città avranno il proprio «regalo di Natale» come l’ha definito l’Assessore Filippo Del Corno, andato a Budapest con il Responsabile delle mostre del Comune Domenico Piraina.
La Madonna di Esterhazy è un piccolo quadro a olio (29 per 21,5 centimetri), eseguito nel 1508 da Raffaello, rimasto incompiuto, passato da Clemente XI agli Asburgo per poi entrare nelle proprietà del nobile casato ungherese degli Esterhazy, appunto.

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