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Estate a Parigi, con l’acqua alta di Venezia. Al Palais de Tokyo cinque grandi mostre, e un’altra prova per Céleste Boursier-Mougenot

di - 24 Giugno 2015
L’acqua alta della laguna veneziana fa capolino al Palais de Tokyo, trasformando profondamente gli spazi espositivi, in un modo decisamente insolito per dare il via a cinque percorsi monografici da non perdere: Céleste Boursier-Mougenot, l’alsaziano Patrick Neu, il cinese Tianzhuo Chen, il thailandese Korakrit Arunanondcha e lo statunitense Jesper Just. Ma che ci fa Venezia a Parigi?
Céleste Boursier-Mougenot, attualmente alla Biennale di Venezia presso il Padiglione francese, ha creato per il Palais de Tokyo un’opera a dir poco insolita: Acquaalta, appunto (nelle foto). Un clin d’œil alle ricorrenti inondazioni lagunari. Una struttura imponente che invita gli spettatori a provarsi lungo un breve circuito acquatico su imbarcazioni con tanto di remo per avanzare, il tutto calato in una semioscurità uniforme, per un’esperienza visiva, tattile ed auditiva fuori dal comune. Mentre tutt’intorno al circuito, che si può percorrere anche a piedi, vengono proiettate sulle scure pareti un flusso di immagini, degli schizzi di sagome di persone in movimento che vengono assorbite rapidamente dall’oscurità, come in un viaggio eccezionale nella psiche.
Patrick Neu, invece, appropriandosi delle tecniche tradizionali attraverso materie diverse poco usuali, come ali di api, di farfalla, pelli di mute di serpenti, gusci d’uovo, ma anche eleganti bicchieri con fuliggine sul vetro, rielabora abilmente i grandi classici dell’arte tra cui Bosch, Holbein o Rubens. “Inverto i materiali, e il loro modo di usarli. Il cristallo per me è allo stesso tempo tagliente, pesante, fragile e trasparente”, asserisce Neu.
Sotto il titolo Dipingere con la storia in una stanza piena di persone con nomi divertenti 3 è lo spazio creato dall’artista tailandese Korakrit Arunanondchai, che per la prima volta in Francia, ci presenta un lavoro che ha per tema l’apprendistato di un pittore. Crocevia tra proiezione e installazione, tra dispositivi e sculture, con tratti autobiografici, realtà sociali del suo paese e i diversi fenomeni della globalizzazione, lo spettatore è accolto in un chiassoso e coloratissimo palazzo della memoria.
È poi la volta di uno degli artisti più promettenti della sua generazione, Tianzhuo Chen, qui in una prima mostra personale in Francia. Il suo lavoro porta lo spettatore tra pittura, disegno, installazione, video e performance in un’atmosfera colorata, grottesca e decisamente kitsch, in cui rielabora i codici sociali, con riferimenti all’hip-hop queer, al butoh giapponese o al voguing newyorchese, denunciando i falsi miti delle società odierne.
Infine, Jasper Just presenta Servitù, una struttura progettata per la galleria bassa del Palais de Tokyo: il visitatore è invitato a percorrere una lunga passerella tra video e musica. La One World Trade Center, edificio più alto di New York, diventa come spesso accade nei lavori dell’artista un
personaggio, simboleggia qui l’assenza e la perdita. Attraverso due video, in cui una donna che incarna gli ideali della giovinezza e la femminilità, associata a un bambino disabile, mette in discussione i limiti del corpo e dell’individualità. Ma ricordiamoci che il tempio dell’arte contemporanea è anche Les Modules – Fondation Pierre Bergé – Yves Saint Laurent, questa volta con Aram Bartholl, Basma Alsharif, Shelly Nadashi e Hannah Bertram. Il tutto fino al 13 settembre prossimo. (livia de leoni)

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