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Fare jogging sul fiume, con Un Po d’Arte. A Torino si può…

di - 18 Dicembre 2010

Dall’idea alla sua breve realizzazione. In pratica:
prima si decide cosa fare presentandone già il risultato pronto, e poi si cerca
il modo di sostenerlo. Ecco cos’è Un Po d’arte. In quattro e quattr’otto, anzi
in 15 mesi dalla prima riunione conoscitiva alla posa delle prime due opere
sulle rive del Po, in questa zona di Torino iperprotetta da lungaggini
burocratiche, si è concretizzato questo progetto di arte pubblica che offre
agli artisti la possibilità unica di creare grandi opere in esterno nelle aree
verdi del Lungo Po torinese.
Il deus ex machina di tutta l’operazione è Art at Work, società nata due anni
fa a Torino che produce progetti pubblici e privati, no-profit e commerciali o
sola consulenza per l’arte contemporanea. ”Per vari motivi il settore pubblico
non può farsi carico dei costi
– spiega Ilaria Bonacossa (curatrice alla Fondazione
Sandretto Re Rebaudengo e socia di Art At Work insieme a Paola Clerico, Luca
Conzato, Ilaria Gianni, Riccardo Ronchi) –, e allora, facendo leva sui
collezionisti e appassionati, abbiamo proposto al Comune questo progetto di
scultura pubblica mostrando due opere già pronte e tre nel cassetto
”.
La Città di Torino ha così acconsentito ad accogliere, per la durata di cinque
anni, Billboard (un enorme cartellone pubblicitario in acciaio specchiante che
deforma il paesaggio circostante) di Giuseppe Pietroniro, sulla riva del Po, di
fronte al Castello del Valentino nel parco Caduti dei Lager Nazisti, e Black
Villa
(una gabbia realizzata a partire da cancellate recuperate in ferro
battuto e dipinte di nero) di Flavio Favelli, di fronte all’ex Zoo di parco
Ignazio Michelotti.
Le prossime opere previste saranno installate questa primavera e saranno il
monumento non autorizzato a Tupac Shakur, leader della cultura hip hop
assassinato nel 1999 in uno scontro tra bande, di Paolo Chiasera, posto
all’imbocco della discesa verso il Parco del Valentino, lungo la zona calda dei
locali notturni; Sedute mobili per contemplazione di Marzia Migliora, da
inserire nel roseto del giardino roccioso del Parco come una sorta di panchina
circolare che si aziona grazie ai pannelli solari sulla tettoia; infine Italia
‘61
di Matteo Rubbi, che è la ricostruzione artigianale del logo
dell’Esposizione Internazionale del lavoro svoltasi a Torino in occasione delle
celebrazioni del primo centenario dell’Unità di Italia, nel 1961, e che verrà collocata
proprio in quella zona, ad indicare l’ingresso dell’Ovovia, la funivia che,
dopo aver sorvolato il Po, arrivava nel Parco Europa di Cavoretto, punto
panoramico della città piemontese.
L’obiettivo è quello di creare in cinque
anni un percorso ben organizzato, fatto di piantine e indicazioni delle
installazioni artistiche “che in futuro saranno site-specific – precisa
Bonacossa – e realizzate anche da artisti stranieri, ma sempre con un occhio di
riguardo a quelli italiani perché vogliamo offrire un trampolino di lancio per
le loro carriere
”. (claudia giraud)

[exibart]

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