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Frieze/1. Il mondo dell’arte ama le anziane signore femministe

di - 4 Ottobre 2017
Frieze di quest’anno potrebbe essere ricordata come “la” fiera, femminile per eccellenza, fino ai limiti più estremi. Novità dell’edizione 2017, infatti, è la sezione Sex Work: Feminist Art & Radical Politics, curata da Alison M. Gingeras, che esporrà una serie di opere realizzate negli anni ’70 e ’80, da artiste come Judith Bernstein, Natalia LL e Penny Slinger, ascrivibili alla poetica delle lotte femministe e soggette a episodi di censura, spesso più per l’esplicito significato politico e sociale che per la crudezza delle immagini. «Queste artiste fanno parte di una generazione più grande ma, in molti casi, solo adesso stanno ricevendo alcune attenzioni», ha detto Gingeras. Nell’ultimo decennio, infatti, le loro opere, che molto spesso affrontano il tema dell’immaginario pornografico, hanno iniziato ad accendere l’attenzione di alcune gallerie di primo piano.
Come la newyorkese Salon 94, che a Frieze ha portato il glamour patologico di Marilyn Minter, artista nata nel 1948 in Louisiana e che pochi giorni fa ha aperto un pop-up gift shop di oggetti e capi d’abbigliamento al Brooklyn Museum. Oppure Blum&Poe, che ha scelto il surrealismo esplicito e mistico di Penny Slinger, che è anche apprezzatissimi disegnatrice di illustrazioni. O ancora la londinese Richard Saltoun, con l’indefinito feticismo gender di Renate Bertlmann, artista viennese tra le più impegnate nel femminismo europeo e la cui performance Pregnant Bride with Collection Bag venne censurata dal Centre Pompidou, nel 1979. C’è anche l’occasione di scoprire alcuni precursori, come nel caso di Birgit Jürgenssen, della Galerie Hubert Winter, che dagli anni ’60 decostruisce l’immagine dello stereotipo femminile, soprattutto attraverso autoritratti fotografici che sembrano anticipare quelli di Cindy Sherman. «Ho capito che il mondo dell’arte ama le signore anziane. Così come i giovani ragazzi ribelli», ha dichiarato Minter.
Il tema del femminismo sembra serpeggiare anche in altri luoghi. Per esempio è stato ripreso dall’italiana Tiziana Di Caro che, nella sezione Spotlight, a cura di Toby Kamps, ha portato un solo show dedicato a Tomaso Binga, pseudonimo di Bianca Pucciarelli, la cui poetica, sia visiva che sonora e performativa, indaga dagli anni ’70 i meccanismi di potere della società, in generale, e dell’arte, in particolare, troppo spesso orientati dalla discriminazione di genere.
In home: Marilyn Minter, Flurry, 1994. Courtesy of Salon 94, Regen Projects e Baldwin Gallery
In alto: Renate Bertlmann, Verwandlungen, 1969/2013. Courtesy of Richard Saltoun, London

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