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In questi anni abbiamo compiuto uno sforzo costante per costruire una forte reputazione del Museo…”. E questa andava “
costruita con i rapporti internazionali. E per avere rapporti importanti con i grandi musei era necessario fare delle mostre di ricerca (quelle di nicchia ma anche quelle popolari come Mito-Macchina) e poi, soprattutto, bisognava accrescere il patrimonio. Perché il direttore di un museo americano la prima cosa che mi chiede è: ma tu cos’hai? E io adesso posso contare su 30 Morandi, 18 de Chirico…”.
Polemica tipicamente estiva, da carenza di notizie? Può darsi, ma la direttrice del Mart
Gabriella Belli la prende sul serio, e risponde punto su punto alle domande del quotidiano
Il Trentino. Che prende spunto dalla presunta “scollatura” fra il museo è la realtà territoriale, con mostre “colte” ed anche orari (10-18) pensati per i turisti, meno per i cittadini. “
Sono qui perché il dibattito che si è aperto è importante – risponde la Belli -.
Quella degli orari è una questione centrale, è la cartina di tornasole del rapporto tra territorio e museo. Non è un elemento burocratico, ha un valore sociale”.
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Tre anni fa diceva che il Mart era come un’astronave atterrata per caso a Rovereto”, domanda diretta la giornalista. “
No. Dico invece che c’è un paradosso che è un miracolo: un grande museo dentro una piccola città. E fuori scala. Ed è il segreto del successo che si sta confermando anno dopo anno. Più di 200 mila presenze all’anno. Faremo di meglio. Vi stupiremo. […] Le mostre nazional-popolari? Ma è ovvio che dobbiamo portare anche quelle…”.
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