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Gam di Torino, come sarà. Parola di Danilo Eccher

di - 26 Maggio 2009
Trascorsi un paio di mesi dalla nomina a direttore della Gam di Torino, dedicati ad approfondire la conoscenza del territorio e della struttura, Danilo Eccher ha infine rivelato qualche succosa novità che coinvolgerà l’istituzione piemontese. Il progetto principale concerne la collezione permanente, fra le più ricche d’Italia. Eccher ha sottolineato come la scelta di lavorare proprio sulla collezione sia derivata da fattori “solo ed esclusivamente culturali”, anche se il budget non esattamente faraonico a disposizione non dev’esser stato un dettaglio. Dunque, il presupposto museografico di partenza consiste nel metter fine alla rigida separazione fra attività espositiva e collezione. Obbiettivo: far vivere il museo 365 giorni l’anno, come un continuum fra ciò che è permanente e quanto è temporaneo. Nella pratica? La collezione verrà integralmente riorganizzata, passando dal tradizionale criterio cronologico a uno tematico, sulla scia di ciò che in primis la Tate ha fatto ormai parecchi anni fa. La novità è però un’altra: il dinamismo impresso all’allestimento verrà infatti dalla scelta di temi non tradizionali, bensì proposti e stimolati da “discipline” differenti, superando la diffusa autoreferenzialità della storia dell’arte. A tal fine, Eccher ha chiesto a quattro docenti italiani (il sociologo Antonio Schizzerotto, lo scienziato della comunicazione Roberto Grandi, il docente di estetica Pietro Montani e lo studioso di letteratura italiana Giorgio Ficara) di elaborare, dai propri specifici punti d’osservazione, altrettante tematiche e un testo di accompagnamento. A partire da tali stimoli, lo staff del museo procederà all’impaginazione della collezione. Il risultato? Una sorta di “strabismo” in funzione del quale non è più lo sguardo a inseguire l’opera, ma viceversa, con la mediazione del tema. Il tutto coinvolge gli spazi della Gam: i due piani utilizzati sinora per ospitare (parte de) la collezione, suddivisa in Ottocento e Novecento, saranno ripensati come quattro percorsi autonomi. Non solo: la commistione fra “permanenti” e temporanee si concretizzerà nel fatto che la manica corta al primo piano sarà adibita a spazio espositivo per mostre “storiche”, la prima delle quali sarà incentrata sull’idea di performance. Insomma, si riparte da quanto lascia in eredità il precedente direttore Castagnoli, che aveva focalizzato l’attenzione sugli anni ’50. Si riparte perché il Manifesto del Gruppo Gutai, datato 1956, fu presentato anche a Torino; e, fra i flashback di cui si costituirà la mostra, si conta pure una performance di Gilbert & George risalente al 1970, tenutasi proprio alla Gam. Dunque, bigliettazione unica e circolazione “forzata” dei visitatori nell’intero edificio. Una piccola sala, denominata Wunder Camera, sarà sfruttata per altre mostre temporanee, in particolare per ospitare rassegne dedicate al disegno, alla grafica e alla fotografia (settori nei quali la collezione della Gam è ancora una volta un’eccellenza nazionale). Last but not least, il piano interrato, che sarà dedicato alla sperimentazione internazionale. Il progetto d’esordio, articolato in una prima personale (il nome è top secret, ma guardando alle ultime acquisizioni si possono considerare fra i papabili Martin Creed, Ian Kiaer e Matt Collishaw) e poi in piccole collettive e solo-show inaugurate ogni paio di mesi, indagherà un tema che resta ancora un mistero e che sarà sviluppato da Elena Volpato. La collezione verrà invece rimodellata all’incirca una volta all’anno da poker d’intellettuali chiamati a stimolare il processo col medesimo criterio di quanto avvenuto in questo primo esperimento. Altre novità: il raddoppio del settore didattico, con l’apertura di una sezione dedicata alla didattica per adulti, e una nuova veste grafica del museo, a partire dal sito web. Restano invece al palo, almeno per ora, le questioni relative all’angusto bookshop e all’indegna caffetteria, che fra l’altro gode di un ingresso autonomo e che dunque potrebbe essere un ottimo punto d’incontro (sul modello del bar del Mambo, per intenderci). Per ora la caffetteria stessa e la sala conferenze restano invece appaltate a una società esterna. Infine, l’annosa questione dell’ampliamento degli spazi espositivi: certo, Eccher ha ragione quando sostiene che “un progetto culturale prescinde quasi dai luoghi” in cui è sviluppato, ma resta il fatto che le ormai celebri Ogr sarebbero un “sogno”, un “progetto forte e importante per tutta la città”. Per ora, però, nulla di nuovo sotto il sole. Si attendono nuovi sviluppi, come pure per rinnovare i rapporti con il Castello di Rivoli, il cui posto di direttore è ancora vacante; e anche per quanto riguarda l’immenso patrimonio della Fondazione Italiana per la Fotografia, la cui proprietà non è della Gam. Tutto questo vedrà la luce pochi giorni prima di Artissima, nella seconda metà di ottobre. Con l’obbiettivo non solo di consolidare e incrementare il pubblico locale, ma di lanciare l’istituzione torinese sulla ribalta internazionale.

[exibart]

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  • una galleria civica dovrebbe avere il dovere (in quanto galleria civica) di indagare cosa accade sul territorio?
    invece eccoci di nuovo di fronte all'avvento dello straniero. che novità!

  • Cari Luigi e x,
    Eccher non ha detto che porterà in Gam SOLO artisti internazionali. E' vero che l'attenzione al territorio è importante (e la collezione non è priva, anzi, di opere di artisti "locali"; certo, molto resta nei caveau, ma lì il problema è d'altro genere) ma una galleria CIVICA ha anche il dovere di portare a conoscenza dei suoi fruitori delle ricerche internazionali. Insomma, mica si deve guardare solo agli artisti del territorio, ma pure al pubblico del territorio. Inoltre non esprimerei giudizi prima di vedere almeno il primo ciclo di mostre, altrimenti si fa il solito giochetto all'italiana di parlare a sproposito (vedasi la mostra di Bonami a Palazzo Grassi, che hanno più o meno tutti "recensito" prima che inaugurasse).
    Per mah: Eccher certo che ha parlato del piano interrato, dove si farà "sperimentazione". Ne trovi conferma anche sulla Stampa.

  • Caro m.e.g forse il mio intervento è stato frainteso per colpa mia. Se Eccher lavorerà bene sarò il primo a riconoscerlo...certamente fra la compagnia di giro dei direttori di linea celantiana è quello più aperto.
    é però indubbio che nella lunga ed infruttuosa gestione di Castagnoli a parte le acquisizioni sulla contemponeità del territorio periodo secondi anni '80 fino ai giorni nostri non è stato fatto sostanzialmente nulla a parte la videoteca e nessun critico torinese è stato coinvolto a livello curatoriale

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