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Nell’economia del nostro Paese, in aperta contraddizione con la crescita del peso specifico dei settori della creatività, la soppressione della PARC provocherebbe una caduta di attenzione rispetto all’arte del nostro tempo, con il conseguente incremento del divario tra l’Italia e gli altri stati europei”. Questa in sostanza la posizione espressa dall’
AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, che riunisce 25 tra le più importanti realtà del paese nel contemporaneo – nell’audizione avuta oggi di fronte alla Commissione Cultura del Senato per discutere dello schema di riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali formulato dal Ministro Bondi. L’Associazione ha sottolineato alla Commissione come l’unificazione delle due Direzioni – Direzione generale per la qualità e la tutela del Paesaggio, l’Architettura e l’Arte Contemporanea – PARC – e la Direzione generale per i beni architettonici, storico-artistici ed etno-antropologici – rischi di provocare una significativa perdita di efficienza ed economicità, da parte del Ministero, nei diversi ambiti della tutela del patrimonio culturale e della promozione della cultura della contemporaneità, ora suddivisi tra le due Direzioni. AMACI ha quindi proposto alla Commissione del Senato di prevedere un’adeguata separazione tra le funzioni di tutela dei beni culturali, valorizzazione dei beni culturali e promozione della cultura del nostro tempo, mantenendo pertanto attiva la Direzione PARC, per la promozione della qualità del paesaggio, l’architettura e l’arte contemporanee. Finalmente pare che l’AMACI si sia decisa a giocare il ruolo che anche noi di
Exibart suggeriamo da anni: la lobby dei musei d’arte contemporanea. Per questo non possiamo che incoraggiare l’associazione nelle sue posizioni e spronarla a difenderle, disponibili a fornirle qualsiasi tipo di supporto…
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www.amaci.org[exibart]
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Posizione istituzionale auspicata e ampiamente condivisa.
L'assorbimento della Parc è palesemente una regressione, una negazione di un percorso faticosamente costruito per il recupero di un gap nella promozione, distribuzione e diffusione della cultura visiva contemporanea nel nostro Paese. Il ruolo, in parte compiutamente agito, poteva evolversi verso una piattaforma di regia, di coordinamento. Senza preclusioni verso le nuove responsabilità, la nuova struttura organizzativa post "fusione" toglie focalizzazione.