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I critici d’arte sono criceti o vampiri? Il dilemma di Rudy Van Der Velde che, per la mostra della Fondazione Maimeri di Milano, presenta le sue sculture new kitsch

di - 5 Giugno 2017
Chi sono i criceti che si nutrono d’arte? Per rispondere alla domanda, il 6 giugno, al Mac di Milano, la Fondazione Maimeri presenta “#Criceti”, una mostra personale di Rutger, noto come Rudy Van der Velde, giornalista, grafico, pubblicitario, illustratore e artista olandese trapiantato a Milano, un referenziato esponente del New Kitsch, nonché pupillo di Gillo Dorfles. Una dissacrante parata di 14 ritratti di critici medializzati dalla cultura di massa: Gillo Dorfles, Federico Zeri, Arturo Schwarz, Alberto Boatto, Renato Barilli, Lea Vergine, Achille Bonito Oliva, Germano Celant, Flavio Caroli, Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Francesco Bonami, Luca Beatrice, Angelo Crespi, più un paradossale autoritratto dell’autore dal titolo Alieno.
Si ricorda che Gillo Dorfles ha rivalutato il Kitsch e compreso le evoluzioni dell’arte “non ortodossa”, diversamente bella, sul fronte teorico con il libro “Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto” (1968) e “normalizzata” nell’ambito della mostra “Kitsch Oggi”, ospitata alla Triennale di Milano (2012). Rudy van der Velde, in questa occasione, ha presentato una sala animata da opere-simulacri, ex-voto, sculture totemiche, tutte realizzate con diversi materiali, oggetti trash, cineserie, accessori vintage, merletti, bottoni, catenelle, giocattoli e altri residui plastici assemblati in maniera stupefacente. Perché è dell’artista il fine di stupire e destare meraviglia.
Provocazione, dissacrazione e ironia sono gli ingredienti pop-ludici delle sue giocose sculture risolte in composizioni impeccabili sul piano formale, soprattutto questi anomali e accattivanti ritratti di critici, dai colori sgargianti, in bilico tra sacro e profano, disordine e caos, che avrebbero affascinato Giuseppe Arcimboldo. Le sue sculture manieriste create da mani “intelligenti” dalla inconfutabile abilità artigianale, sono paradossalmente belle, ben fatte, a loro modo rigorose nella non banale ricerca combinatoria di materiali eterogenei, in cui ogni singolo elemento corrisponde al tutto, in perfetto equilibrio.
Sappiamo che l’arte è tutta una questione di gusto e non c’è brutto senza bello e viceversa e, a questo punto, sarebbe interessante scoprire quanti di questi critici “cricetati” si compiaceranno dei loro ritratti. L’ironia e non la bellezza salverà il mondo? Al pubblico l’ardua, o prevedibile, sentenza. (Jacqueline Ceresoli)

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