Affittare uno studio in città è diventata una cosa da milionari? I giovani artisti –che milionari di solito non sono- non riescono a trovarsi un atelier e neppure un mezzo garage? Ci pensa l’assessore! Gianni Borgna, assessore capitolino alle questioni culturali, ha promesso durante l’inaugurazione della mostra “Primaverile Argam” organizzata dalle gallerie storiche della capitale: “dal prossimo anno Macro e Palazzo delle Esposizioni (ovvero i due spazi dedicati all’arte contemporanea di dominio comunale. Ndr) forniranno spazi e strutture dedicate esclusivamente ai giovani artisti”. Promessa politica o effettivo cambio di strategia dei due centri d’arte romani?
[exibart]
È ufficiale la nomina di Vincenzo Trione alla presidenza della Triennale Milano: lo storico dell’arte e docente universitario succede a…
Un piccolo inferno anonimo, popolato di demoni e creature fantastiche, ha mandato in cortocircuito le previsioni degli esperti. Infiammando i…
Fino al 15 settembre prende forma una mostra esperienziale concepita come ambiente immersivo, in cui la natura si manifesta nella…
Italian Female Filmmakers in the Sixties and Seventies: un nuovo volume ricostruisce opere e percorsi delle registe attive in Italia…
La donazione al Polo Biblio-Museale di Lecce di una parte dell’archivio dell’artista belga condannato per violenza non è stata accolta…
Nasce la Hamburg Art Week, che a settembre 2026 trasformerà la città portuale tedesca in una vetrina internazionale per i…
Visualizza commenti
che ganzata!!
concordo con TOSSI!
Riecco la solita storia degli studi per gli artisti forniti da pubbliche istituzioni.Sono veramente necessari? Ma poi con che criterio si sceglieranno gli artisti meritevoli (quelli più giovani?quelli più poveri?quelli più "creativi"quelli che fanno video?)? Già vedo le solite manfrine all'italiana con amici e parenti degli amici e parenti dell'assessore tale o del curatore tizio. Piuttosto i musei pensino ad organizzare più mostre di artisti italiani giovani visto che siamo totalmente (o quasi) ignorati dal circuito internazionale del contemporaneo. Smettiamo con la provincialissima politica dello "straniero è bello". Sono stanco di vedere mostre su identità e nomadismi vari dove l'unica identità (artistica e non) ignorata è quella italiana.
sergio tossi
vorrei rispondere a Loi che non avevo nessuna intenzione di discriminare coloro che fanno video, anche se trovo che in generale si eserciti meno senso critico verso coloro che usano questo mezzo. Nel caso del mio commento voleva solo essere l'indicazione di una generica "categoria" ma forse può essere stato travisato dalla mancata battitura di un punto interrogativo tra la parola "creativi" e "quelli che fanno video". Mi scuso se sono stato poco chiaro.
io mica tanto. C'è una critica nei confronti dei videoartisti nel suo discorso. Sarebbe interessante sapere perché. Inoltre non credo che fare mostre nelle gallerie civiche o musei italiani possa servire a promuovere la giovane arte italiana all'estero.