“Les Mondes Flottants” di Emma Lavigne guidano la 14esima edizione della Biennale di Lione.
La nuova curatrice ha svelato artisti e progetti in una conferenza stampa al Centre Pompidou in presenza del direttore artistico Thierry Raspail, della direttrice generale Sylvie Burgat ed alcuni artisti partecipanti all’evento lionese.
Come nasce il tema dei mondi fluttuanti? Dal 1991 Thierry Raspail propone una parola ai curatori invitati intorno alla quale tessere le linee guida della manifestazione, e come per la precedente edizione curata da Ralph Rugoff, il termine prescelto è “moderno”: si apre così – appunto con Emma Lavigne – il secondo capitolo della trilogia consacrata a questa condizione della storia.
Direttrice del Centre Pompidou-Metz dal 2014, e curatrice del Padiglione francese alla Biennale di Venezia 2015 rappresentato da Céleste Boursier-Mougenot (in home page), Emma Lavigne ha investito così il termine proposto esplorando una modernità fluida e più vasta, dai limiti fluttuanti in cui arte e poesia diventano l’antidoto all’instabilità del tempo presente.
La curatrice francese ce lo spiega con queste parole: “La modernità è il transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte, di cui l’altra metà è l’eterno e l’immutabile”, partendo da Charles Baudelaire in Il pittore della vita moderna (1863). Tra i luoghi deputati della Biennale troviamo il Mac di Lione, la Sucrière, e il convento della Tourette realizzato negli anni ’60 da Le Corbusier per i domenicani che accoglierà Lee Ufan, ma anche l’Instituto d’Arte Contemporanea Villeurbanne/Rhône-Alpes che presenta “Rendez-vous”, mostra rivolta all’arte emergente, e invitando una decina di biennali che vanno da Marrakesh, a Jakarta, a Kochi e via dicendo.
Rimane “Veduta”, una piattaforma multimodale consacrata all’estetica della ricezione e della condivisione, e “Résonance”, un programma che accomuna gallerie e centri d’arte. Chi ci sarà alla biennale di Lione? Troveremo i lavori di Lucio Fontana, Alberto Burri, Marcel Broodthaers, Alexander Calder, Cerith Wyn Evans, Hans Arp e Hans Haacke con Wide White Flow, e non solo, tutti parte della collezione del Centre Pompidou che festeggia anche qui i suoi 40 anni.
Oltre a questi anche altri artisti contemporanei per un dialogo aperto sul moderno inteso in senso più largo, vedi Julien Discrit (foto sopra) in dialogo con Le dôme géodésique di Buckminster Fuller, o Ernesto Neto in dialogo con Lucio Fontana. La Biennale si divide in sezioni diverse che portano titoli che incarnano universi sperimentali e poetici come cosmogonie interiori, corpi elettrici, arcipelago della sensazione, circolazione infinita, ocean of sounds e flussi e riflussi. Molteplici gli artisti tra cui Doug Aitken che sul tema del paesaggio presenterà Sonic Fountain, tra suono e luce anche l’installazione di Susanna Fritscher in cui il movimento dei visitatori provocherà frammenti di luce vibratoria, ma anche Ari Benjamin Meyers con una performance che dissimula la demarcazione tra arte contemporanea e musica. Céleste Boursier-Mougenot presenta Clinamen v2, una piscina blu, la cui superficie accoglie ciotole in porcellana bianca di varia misura che spostandosi creano un paesaggio visivo e sonoro estasiante. Tomás Saraceno rivisiterà per la biennale Cosmic Dust. Presente anche Ján Mančuška (1972-2011), uno egli artisti più reputati della creazione contemporanea della Repubblica Ceca, ma anche Shimabuku con When sky as sea, o Marco Godinho che tamponerà la superficie esterna ed interna della Sucrière con un timbro che riporta circolarmente le parole Forever Immigrant, o Yuko Mohri, giovane artista giapponese per la prima volta in Francia che esplora immagini dello spirito. Ma anche Laurie Anderson, Elisabeth S.Clark, Lygia Pape, Ewa Partum, Hao Jingfang e Wang Lingjie, Apichatpong Weerasethakul e tantissimi altri artisti che si aggiungeranno in seguito, visto che per il momento la lista non è ancora chiusa. (livia de leoni)