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Il MAAM che costa carissimo: il Viminale deve rimborsare 28 milioni all’imprenditore Salini

di - 5 Luglio 2018
Dal 2009 l’ex salumificio Fiorucci, a Tor Tre Teste, è occupato. Oggi però arriva una sentenza storica: il Viminale e il Comune di Roma dovranno risarcire alla Ca.Sa Srl dell’imprenditore Salini qualcosa come 27.9 milioni di euro. Lo ha deciso la seconda sezione del tribunale civile punendo l’inerzia delle forze dell’ordine che, in 18 pagine di accusa, vengono messe alla berlina nella gestione delle occupazioni abusive degli ultimi dieci anni: «L’occupazione abusiva non lede i soli interessi della parte proprietaria, ma lede anche il generale interesse dei consociati alla convivenza ordinata e pacifica e assume un’inequivoca valenza eversiva». Il riferimento è all’ordine pubblico e suona come un atto di accusa: «Le occupazioni abusive di interi stabili nella sola città di Roma assommano almeno a un centinaio e tale situazione è da sola sufficiente a dimostrare l’inadeguatezza della complessiva azione preventiva e repressiva delle autorità preposte».
Capitolo chiuso, insomma, per il MAAM di Giorgio De Finis? L’antropologo ha costruito la sua “carriera” proprio all’ex Salumificio, fino a diventare direttore del MACRO per nomina molto più che direttissima, avvenuta lo scorso 23 dicembre. Non altrettanto immediate le attività del museo che dovranno iniziare a ottobre, ovvero a 10 mesi dall’insediamento del nuovo vertice.
Ma torniamo a Tor Tre Teste: la querelle iniziò il 27 novembre del 2003, quando la società della famiglia Salini acquistò, per 6.85 milioni di euro, l’immobile destinato a essere bonificato e convertito in un grande condominio, secondo accordi con il Comune di Roma. Ma la delibera del consiglio comunale, in attesa del piano regolatore, sarebbe arrivata solo 10 anni dopo, nel 2013. Però, qualche tempo prima, nel 2009, buona parte della struttura era stata occupata dai Blocchi Precari Metropolitani, un’organizzazione che si occupa del problema dell’emergenza abitativa, in collaborazione con Popica Onlus, dando vita a Metropoliz, un conglomerato sociale composto da circa duecento persone, per 60 nuclei famigliari, provenienti da Perù, Santo Domingo, Marocco, Tunisia, Eritrea, Sudan, Ucraina, Polonia, Romania e Italia. Nel 2012, la svolta con Giorgio De Finis e il suo progetto di documentario, Space Metropoliz, realizzato con il contributo di street artist e artisti, da Lucamaleonte a Gian Maria Tosatti. Progetto diventato poi, sempre con la direzione di De Finis, uno spazio espositivo stabilizzato, con la formazione del MAAM-Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz che, da ieri, non è più abusivo solo per “status” ma anche per sentenza.

Chissà se ora, con questa bella cifra da sborsare, il Municipio si farà un piccolo esame di coscienza anche rispetto alla figura a cui ha affidato la gestione del suo Museo d’Arte Contemporanea. O forse continuerà ad andare tutto bene nel segno della “Viva Arte” che lava le colpe “facendo del bene”?

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