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Il Made in Italy parla cinese. Al Museo Baracco di Roma, la performance di Ivana Spinelli

di - 15 Novembre 2017
C’è un aspetto del Made in Italy che non tutti conoscono, quello di tessuti, accessori, ricami che, commissionati da brand italiani, vengono realizzati nel nord Africa, nell’Europa dell’est, in America Latina, in Asia, per tornare quindi nel nostro Paese, dove sono confezionati e immessi sul mercato. Questa processualità dilatata, delinea le geografie del capitalismo, difficili da seguire su un planisfero e che Ivana Spinelli tradurrà nel linguaggio del corpo, per Minimum, performance che si svolgerà il 15 novembre, alle 19.30, al Museo di Scultura Antica Giovanni Baracco. L’opera rientra nell’ambito di SEI, la rassegna itinerante e dedicata alle performance, cura di Claudio Libero Pisano in collaborazione con Orlando edizioni, iniziata l’8 novembre, con Myriam Laplante al MACRO, e che prevede gli interventi di Caterina Silva, alla Centrale Montemartini, Grossi Maglioni, ai Musei di Villa Torlonia, Elena Bellantoni, a Villa Borghese, Carola Spadoni, alla Galleria d’Arte Moderna, oltre a quello di Spinelli, al Museo Baracco (ne scrivevamo qui).
In Minimum, assisteremo al dialogo tra i Paesi che propongono il brand e quelli che lo producono, un dialogo sotto forma di scambio di merci, con otto persone di nazionalità cinese, indonesiana, indiana, bengalese, marocchina, turca, romena, portoghese, che leggeranno tre articoli del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro tessile del 2014, nelle varie lingue di appartenenza e insieme all’artista. Ma questa ricerca sul lavoro di creazione dell’immaginario si estende anche attraverso installazioni, sculture, disegni e un libro d’artista, con testi critici di Franco Bifo Berardi, Silvana Borutti e Matthias Reichelt.

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