Difficile farsi un’idea, se non forse sulle scelte stilistico-cromatiche degli abiti indossati per una prima artistica tanto attesa quanto presenziata. Sì, perché il muro di folla accorsa venerdì all’inaugurazione del milanese Museo del ‘900 era tale da rendere difficilmente apprezzabili non solo le opere, ma anche le dinamiche spaziali del comunque ottimo lavoro fatto dall’architetto Italo Rota.
Che ai molti intervenuti ha voluto assicurare di aver creato “uno spazio aderente alle necessità più intime dello spettatore”, per favorire “il suo bisogno di muoversi deliberatamente all’interno dello spazio”. Ovviamente, tutte cose da verificare in altra occasione. Più concreta Letizia Moratti, che ha parlato di bilanci – costo circa 28 milioni di euro, senza ricorso a finanziamenti statali -, delle 800 persone che il museo è capace di contenere contemporaneamente, e dell’orgoglio per un lavoro “consegnato senza alcun ritardo”. E qualche altra spigolatura, come le future acquisizioni, che vedono in pole position Luciano Fabro.
Poi tutti liberi per le sale, e qui non è la sede per raccontare di questo. Ma di una curiosità sì: come ogni opera ben riuscita, anche quella di Rota ho il suo “difetto virtuoso”. Ovvero la distribuzione delle sedute di sosta, che troppo spesso “impallano” le opere con le tante colonne distribuite per gli ambienti… (martina colajanni)
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il soffitto di Fontana è troppo basso. la "sala da thè" attigua al ristorante è ridicola. pessima la collocazione del pelizza in una striminzita nicchia a metà rampa. molte opere sono collocate male, quasi una sopra l'altra. veramente brutti i trespoli delle sculture. per i quadri, nessuno ha pensato a vetri antiriflesso? e il corridoione finale con quelle oribbili sedute a che serve???
il resto è molto bello.