Centinaia di nastri bianchi tempestati dalla scritta “freedom” per tirare giù un muro eretto nel cortile di Palazzo Reale a Milano. Ideata dall’artista
Dario Milana, in arte Dtao, la performance si inseriva nelle manifestazioni volute dal Comune per celebrare i vent’anni dalla caduta del muro di Berlino.
Alto cinque metri e mezzo per più del doppio di lunghezza, costruito da numerosi sacchi di carta rigonfi di acqua, il “muro” è stato demolito dall’artista con il contributo del sindaco Letizia Moratti, il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, il ministro alla Difesa Ignazio Larussa, l’assessore alla Cultura della città Massimiliano Finazzer Flory, numerosi giornalisti, fotografi e cittadini presenti, il tutto all’insegna di un gesto simbolico per di più condiviso con la collettività.
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Una giornata per pensare e rappresentare un valore che spesso consideriamo scontato: la libertà – ha dichiarato Finazzer Flory -.
Vogliamo allestire un progetto culturale che si muove su due direzioni: produrre eventi sul territorio per intercettare l’interesse della cittadinanza e spiegare che i muri sono dentro di noi e hanno lo spessore del pregiudizio e dello stereotipo”.
Un ventennale che Milano ha programmato di celebrare con diversi momenti: l’intitolazione dei giardini di viale Montenero al 9 Novembre; l’allestimento fino al 22 novembre presso la Loggia dei Mercanti della mostra fotografica
I Graffiti del Muro di Berlino (parte del progetto
Breaking Walls del Ministero della Gioventù e del Comune) e, sempre fino al 22 novembre, la mostra
Oltre il limite 1989-2009, allestita tra Piazza Fontana, piazza della Scala, via Larga, via Dante, piazza San Babila, corso Vittorio Emanuele, Galleria del Corso, Palazzo Reale, piazza Cadorna, piazza Duca D’Aosta, piazza Castello. (
caterina misuraca)
[exibart]
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In realtà i sacchi erano pieni d'aria per dare leggerezza,la stessa adottata dall'amministrazione pubblica della "gran" Milano nel trattare gli artisti in fase di collocazione delle singole opere. A partire dai vigili, che hanno imposto orari e tempi per allestimento a dir poco riprovevoli:dalle ore 24.00 alle ore 7.00 di domenica e lunedì 9 novembre, giorno dell'inaugurazione.Per arrivare all'ufficio di sevizio occupazione suolo pubblico che, qualche ora prima dell'allestimento, ha comunicato e imposto di spostare le opere in altri siti, diversi da quelli scelti e proposti a giugno ed approvati a settembre 2009, snaturando l'opera e mettendo in grave difficoltà gli allestitori. Trovo tutto questo SCANDALOSO se si aggiunge il fatto che 3 dei progetti in Piazza Fontana sono stati " scartati" ad ottobre senza dar spiegazioni e a lavori avviati. Sarebbe interessante e utile se Exibart potesse approfondire queste vergognose questioni di mal organizzazione e mal gestione di avvenimenti così importanti.Ovviamente tutto ciò qui sopra scritto è documentato con email e testimonianze di chi vi ha partecipato.
SITART invitato a partecipare all'anniversario della caduta del muro di Berlino, ha presentato in luglio un progetto Site Specific per Piazza Fontana: installazioni per abbattere i muri dell’incomunicabilità fra culture diverse e demolire con il linguaggio universale dell’arte tutti i muri edificati per nascondere le verità.
A un mese dall’inaugurazione, quando gli artisti avevano già realizzato l’opera, il Comune di Milano ha eliminato alcune installazioni (visibili su http://www.sitart.org) senza dare spiegazioni in merito.
A una richiesta di chiarimenti ci viene risposto: “...l’esposizione pubblica di opere d’Arte è subordinata al giudizio degli Amministratori.
Desideriamo ricordarle inoltre che Piazza Fontana è un luogo particolarmente sensibile, e pertanto la cura dei soggetti esposti non deve creare turbative o interpretazioni che possono nuocere al progetto.”
Perché queste valutazioni non ci sono state dette alla presentazione dei progetti?
Perché questa decisione è arrivata così in ritardo, molto dopo che gli artisti hanno speso tempo, lavoro e denaro per ultimare le opere che ritenevano a buon diritto ammesse?
Questa scelta che ha il sapore di un diktat ci sembra imposta non da una valutazione critica o logistica ma da una scelta di opportunità politica.
L’artista Enrico Cazzaniga, nel suo lavoro “wallstreet” ha scelto di ospitare i progetti censurati denunciando la censura attuata dal Comune di Milano.
Piccolo commento: Nonostante l’arte abbia permesso di abbattere i muri e creare possibilità di comunicazione tra paesi europei e il mondo, il potere legittimato continua a erigere barriere invisibili che impediscono la realizzazione di quella libertà auspicata da coloro che lottarono per ottenerla.
L’arte non è mai neutrale nei confronti della realtà e non è semplicemente un abbellimento estetico dell’esistente.
Ma cosa ti aspettavi da una giunta così ignorante e destrosa? In fondo ti sta bene, non si lavora gratis per gli onori di questi personaggi, che hanno il vero muro nel proprio cervello. Ma si può pensare di censurare degli artisti a Milano e poi parlare di dittature abbattute...
Cmq mi piacerebbe conoscere i nomi di chi ha firmato questa assurda censura, mentre il sindaco dichiarava: «l’arte è solo se libera e creativa. E tutti questi sono artisti che interpretano anche la contemporaneità» riferendosi agli odiati graffitisti assoldati come imbianchini per il Comune).
http://milano.repubblica.it/dettaglio/il-graffito-che-piace-a-palazzo-marino/1774604