Prosegue al Museo Diocesano di Milano l’iniziativa “Un capolavoro per Milano”. Dopo Antonello da Messina nel 2002 e Domenico Beccafumi l’anno scorso, giunge a Milano la Cattura di Cristo di Caravaggio della National Gallery di Dublino, che rimarrà esposta fino al 9 gennaio 2005.
Come molti quadri di Caravaggio (o a lui attribuiti) l’opera ha una storia tormentata. Fu commissionata al pittore nel 1602 dal marchese Ciriaco Mattei. La commissione è documentata da un documento datato gennaio 1603 che attesta il pagamento a Caravaggio di 125 scudi. L’opera rimase parte delle collezioni Mattei fino al 1802, quando fu acquistata da un nobile scozzese come opera di Gerrit van Honthorst, un caravaggesco noto anche con il nome di Gherardo delle Notti. Non ci è dato sapere per quale ragione e in quale momento si perse memoria della paternità di Caravaggio e si assegnò l’opera al maestro olandese. Nel 1921 l’opera fu venduta all’asta e acquistata da una signora irlandese che alla sua morte la donò ad un collegio gesuita di Dublino. Nel 1990 l’opera fu affidata dai gesuiti in custodia alla National Gallery di Dublino, dove al termine di un accurato restauro il direttore Sergio Benedetti la riconobbe come opera autografa del Merisi.
Recentemente Maria Teresa Paoletti ha messo in dubbio la paternità di Caravaggio. Con l’appoggio autorevole di Sir Denis Mahon la studiosa sostiene che il dipinto di Dublino sarebbe una copia, mentre l’originale si troverebbe a Roma in una collezione privata.
L’opera rappresenta il momento del tradimento di Giuda, che quasi si getta addosso a Cristo con impeto aggressivo. Gesù ha le mani incrociate, l’aria e rassegnate e consapevole. I due volti, il traditore e la vittima sono illuminati da un fascio di luce bianca e tagliente resa più acuta dai riflessi metallici delle armature dei soldati che circondano Cristo. Alla destra di Cristo San Giovanni fugge urlando disperato e il suo mantello che vola alto sembra costringere in un abbraccio forzoso Giuda e Gesù, accentuando il senso di oppressione della scena. Nel giovane che solleva la lanterna è stato riconosciuto un autoritratto di Caravaggio.
Immagine drammatica e potente, che Caravaggio riesce a rendere viva e reale sotto i nostri occhi; non rievocazione di un “fatto storico”, ma racconto efficace di un episodio di incalzante attualità nel quale lo spettatore si sente coinvolto e partecipe. (an. bi)
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